Come e perché utilizzare gli indicatori nel Forex

Pubblicato da: MatteoT - il: 21-02-2013 16:43 Aggiornato il: 11-10-2013 12:42

In un articolo che pubblicheremo nel fine settimana vi parleremo dei principali indicatori che vengono solitamente utilizzati nel Forex; oggi, invece, rimaniamo su questo tema andando a trattare due aspetti molto interessanti: quando utilizzare questi indicatori, perchè farlo e come farlo per poter ottenere un’opreatività profittevole nel medio-lungo termine.

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Il primo degli errori che molti traders commettono è quello di abusare di questi strumenti matematico-statistici; molti pensano, infatti, che più sarà alto il numero di indicatori e di oscillatori utilizzati e più saranno migliori e corretti i segnali di trading che si genereranno. Ovviamente, però, non è così visto che un numero elevato di indicatori utilizzati finiranno per far emergere segnali contrastanti e, quindi, per aumentare la confusione.

Piuttosto che utilizzare un’elevata quantità di indicatori, quindi, è meglio concentrarsi su quelli che ci sembrano, per il nostro stile di trading, migliori e più adatti a descrivere ed a sintetizzare l’andamento del mercato. E’ molto meglio utilizzarne pochi ma specifici e soprattutto che possano coesistere fra loro e dare la possibilità di costruire un sistema di scambio su di essi.

ApprofondimentiGli indicatori più utilizzati nel Forex >>

E’ bene tenere presente, poi, che gli indicatori tecnici possono essere utilizzati su qualsiasi periodo, ma si prestano meglio su un dominio temporale lungo, in quanto vanno ad eliminare quei falsi movimenti che emergono nell’intraday a causa di notizie e rumours che spesso modificano la volatilità degli strumenti finanziari utilizzati.

A questo punto è bene concentrarsi su quelle che sono le diverse tipologie di indicatori possibili precisando, per ognuna, in quale mercato è preferibile il loro utilizzo. Attraverso di essi si possono prevedere le direzioni che intraprenderà il mercato, ed investire in base a questo.

1) Indicatori di trend: sono i più comuni e fanno riferimento, ad esempio, alle medie mobili. Sono da utilizzare in quei contesti in cui i prezzi fanno emergere movimenti direzionali, rialzisti o ribassisti, dando vita a trend precisi e specifici.

2) Indicatori di volatilità: sono fondamentali per andare a calcolare gli estremi dei movimenti di prezzo all’interno di un mercato e confrontarli con la loro media storica. Servono più che altro a quando ci si ritrova in una situazione di ipercomprato o ipervenduto e, quindi, si fa riferimento agli oscillatori.

3) Indicatori di Momentum: questi servono per misurare la velocità di un mercato e, quindi, per comprendere se alla base del movimento in corso vi è una tendenza forte o meno.

4) Indicatori collegati al volume dei prezzi: misurano il volume di mercato, elemento fondamentale per l’analisi dello stesso. Ci permettono di capire qual’è la forza dei movimenti sul mercato.

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