BigMac: il panino del trader

Pubblicato da: MatteoT - il: 14-03-2013 10:00 Aggiornato il: 13-03-2013 18:26

Dopo aver parlato di mercato “orso” e di mercato “toro”, continuiamo ad occuparci del trading in molto semplice, ma concreto. Oggi lo facciamo riproponendovi un classico esempio che, non molti anni fa, pubblicò l’Economist e che, da subito, spopolò tra i vari blog e le community dei traders. Si tratta di un riferimento tanto insolito quanto efficace per comprendere a fondo la dinamica dei tassi di cambio.

austerità

L’Economist, in particolare, individuò in uno dei più conosciuti panini di McDonald’s, il BigMac, un validissimo supporto per spiegare la dinamica dei tassi di cambio che interessano le singole monete. La forza del dato risiede nella teoria della parità del potere di acquisto. Addentriamoci, quindi, nell’analogia.

I tassi di cambio, per un identico paniere di beni che in questo caso sono rappresentati dal BigMac, dovrebbero variare in modo che il prezzo sia identico in ogni luogo ed in ogni Stato del mondo. La domanda da porsi non è più quanto costa un dato bene, ma quanti panini posso acquistare spendendo la stessa cifra.

L’Economist, in particolare, ipotizzò di essere seduti davanti ad un tavolo di un fast-food pechinese. Al tasso attuale possiamo acquistare più o meno panini rispetto ad un nostro ipotetico collega che, nello stesso momento, è seduto al medesimo fast-food di New York? Come ben sappiamo, lo yuan è una delle monete più svalutate del mondo, in compagnia con il bath thailandese ed il ringgit malese.

Più una moneta è debole e più, ovviamente, è favorevole l’investimento interno. Le aziende europee, soprattutto svizzere, si trovano quindi svantaggiate rispetto alle concorrenti asiatiche. Il tasso, infatti, non premia euro e franco svizzero, che restano fortemente sopravvalutati.

Il settimanale inglese, però, invita a non trarre conclusioni affrettate: il dato funziona in maniera ottimale se confrontato fra paesi con out look simili. A conti fatti, tenendo cioè in considerazione i costi di lavoro e produzione, la moneta migliore per l’indice BigMac è senza dubbio la sterlina che si stava svalutando a vista d’occhio: le aziende inglesi ringraziavano.

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