Sell in May o Buy in May?

Pubblicato da: MatteoT - il: 30-03-2013 10:00 Aggiornato il: 28-03-2013 16:04

Negli ultimi anni una “regola non scritta” ha raccolto grandi risultati: Sell in May. Gli ultimi anni, però, non contemplavano le particolarissime circostanze che stanno caratterizzando il mondo finanziario degli ultimi mesi. Bob Pisani, dalla CNBC, è dell’idea che, per questo 2013, il mese di maggio potrebbe vedere i Tori dominare sugli Orsi. Vediamo i motivi:

grafico

1) Le conferme circa il ruolo accomodante della politica monetaria si moltiplicano da più parti e i timori di un repentino allontanamento della Fed dai mercati è ormai sopito.

2) I prezzi delle abitazioni, l’occupazione e i permessi per costruire sono aumentati per 6 mesi consecutivi su 274 delle 361 aree urbane, dato che va ben oltre la maggioranza e che permette di rafforzare le previsioni non più utopisticamente ottimiste circa un rafforzamento del trend.

3) La questione fiscale, sebbene a tratti ancora incerta, si sta lentamente appianando e con essa anche l’avvio dei contestati rimborsi, partiti in ritardo proprio perchè la legislazione in tal senso non era ancora definitivamente completa. Ora il puzzle si sta compiendo e quindi le certezze su come/cosa spendere si stabilizza.

4) Il Giappone con la sua “Abenomics” e cioè la serie di riforme economiche messe in atto dal nuovo primo ministro eletto Shinzo Abe – avranno un impatto molto maggiore sul Giappone e l’economia globale di quanto generalmente si crede.

Sono tutti questi dei punti che confermano che, su larga scala, l’economia Usa sta avendo un miglioramento sostenibile anche per il futuro. Questo, quindi, potrebbe portare ad un quadro di acquisti più che di vendite, portando lo S&P a crescere più dell’attuale performance del + 9,5% dei primi tre mesi del 2013.

Il tutto appare ancora più straordinario se si pensa che il resto delle economie cosiddette mature, rischiano di precipitare nel caos delle recessione. Europa in testa con il caos Italia e l’affare di Cipro che hanno creato forte insicurezza, mentre le previsioni per la Spagna contemplano un -1,5% sulla crescita in contrazione quasi della stessa cifra anche l’anno scorso.

Non solo, ma anche una panoramica sugli emergenti lascia aperto il dubbio (che in alcuni casi è certezza) che le aspettative che si erano create sui nuovi protagonisti dell’economia non siano state rispettate.

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