Piani di risparmio individuali (PIR): cosa sono, tassazione, vantaggi e svantaggi

Pubblicato da: TommasoP - il: 27-02-2018 16:17 Aggiornato il: 20-11-2018 16:26

Hai mai sentito parlare di PIR o meglio dei piani di risparmio individuali?

Se non lo hai mai sentito menzionare allora, allora quello che di seguito ti diremo è per te molto importante.

In questa guida cercheremo di spiegarti in maniera semplice cosa sono e come funzionano i piani individuali di risparmio (PIR).

Una guida completa inerente alla nuova normativa, come anche ai possibili vantaggi che essi offrono con riferimento anche agli svantaggi, senza tralasciare un riferimento alla tassazione fiscale ed alla valutazione di convenienza.

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Piani di risparmio individuali (PIR)

Piani di risparmio individuali (PIR): cosa sono, tassazione, vantaggi e svantaggi

Partiamo dal principio e cerchiamo di capire bene di che cosa si tratta.

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Piani di risparmio individuali (PIR): cosa sono

Il piano individuale di risparmio (PIR) altro non è se non un nuovo strumento finanziario.

Esso è stato introdotto in Italia a partire dal 1° gennaio 2017 per effetto di quanto previsto dai commi 100-114 della Legge di Bilancio 2017.

In pratica si tratterebbe di “piani individuali di risparmio a lungo termine”.

Ma cosa vuol dire piani di risparmio a lungo termine?

Vuol dire che si tratta di piani di risparmi che per altro sono costruiti per un orizzonte temporale lungo e la cui tassazione fiscale è agevolata. Ma questa agevolazione la si può prevedere solo dopo il 5 anno.

Allo stesso tempo, i piani di risparmio individuale, prevedono un regime di esenzione fiscale per quei redditi di capitale e per tutti i redditi diversi che sono percepiti da persone fisiche residenti in Italia, al di fuori dello svolgimento di attività di impresa commerciale, derivanti dagli investimenti effettuati in piani di risparmio a lungo termine.

A tal proposito non possiamo non considerare i soggetti beneficiari, come anche comprendere quelli che sono i requisiti e i meccanismo di tassazione agevolata dei piani individuali di risparmio a lungo termine (PIR).

>>Leggi anche: Warren Buffett e Tony Robbins svelano il miglior modo per investire i propri soldi

Piani di risparmio individuale PIR: soggetti beneficiari e requisiti

Abbiamo detto cosa sono i PIR.

Ora non ci resta che comprendere come funzionano in merito ai possibili soggetti beneficiari.

Prima di tutto dobbiamo ricordare che anche i soggetti beneficiari sono stati riportati dalla legge di stabilità 2017 e che come tale l’analisi normativa di questo strumento finanziario sono i commi 100-114.

Essi stabiliscono non solo il regime di esenzione fiscale per i redditi di capitale e i redditi diversi ma anche i soggetti che ne possono beneficiare.

In merito ai soggetti, infatti possiamo ricordare:

  1. Persone fisiche residenti in Italia, che come tali sono considerate al di fuori dello svolgimento di attività di impresa commerciale;
  2. Soggetti che effettuano investimenti in PIR (piani di risparmio a lungo termine);

Tutti i paini individuali di risparmio PIR al fine di poter beneficiare dell’esenzione fiscale con conseguente tassazione agevolata devono però rispettare determinate caratteristiche:

  • Essere detenuti per almeno 5 anni;
  • Investire nel capitale di imprese italiane e europee.

In quest’ultimo caso, però si deve notare che una riserva del fondo deve essere destinato alle PMI nei limiti di 30.000 euro annui e 150.000 euro nei 5 anni successivi.

Infine essi devono essere gestiti dagli intermediari finanziari o anche dalle imprese di assicurazione residenti in Italia.

Sono queste a dover investire le somme assicurando la diversificazione del portafoglio.

In particolare, tutti i redditi derivanti da investimenti in piani di risparmio individuale PIR 2017 possono essere considerati come esenti in quanto si tratta di:

  • Redditi di capitale secondo quanto disposto dall’art. 44 del TUIR
  • Redditi diversi secondo quanto disposto dall’art. 67, comma 1, dalla lett. c-bis alla lett. c-quinquies del TUIR.

In pratica si deve trattare di redditi di natura finanziaria derivanti esclusivamente da investimenti effettuati da persone fisiche, che si trovano al di fuori dello svolgimento di attività di impresa commerciale, in un piano di risparmio a lungo termine.

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Tassazione agevolata PIR 2017: vantaggi fiscali dei piani di risparmio individuali

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Tassazione agevolata PIR 2017: vantaggi fiscali

Ora cerchiamo di comprendere quelli che sono i vantaggi inerenti alla tassazione agevolata dei piani di risparmio individuali o anche PIR.

Uno dei primi vantaggi a cui di deve fare riferimento è la tassazione agevolata.

Al momento in Italia il fisco prevede 2 aliquote diverse sul rendimento degli strumenti finanziari.

Questo in base al fatto che si tratti di:

  1. Titoli di Stato;
  2. Strumenti finanziari privati quali azioni e obbligazioni

Nel primo caso la tassazione fiscale viene applicata con aliquota del 12,50%.

Neo secondo caso, invece si tratta di una tassazione fiscale con aliquota del 26%.

In pratica tutto si basa sulla scelta dell’investitore.

In merito alla tassazione invece, si deve fare riferimento a quanto disposto dal piano nazionale dello stato il quale sa come utilizzare la leva fiscale per indirizzare le scelte dei risparmiatori italiani, i quali sono per altro molto sensibili al tema delle tasse.

Questo vuol dire che se lo Stato fosse un educatore finanziario allora potremmo anche avere qualche dubbio circa la condotta assunta.

In base ai piani di risparmio individuali come ad esempio il reale vantaggio fiscale offerto dal nuovo regime di tassazione, dobbiamo precisare alcuni punti.

Il vantaggio è dato in primo luogo dal tempo di investimento.

Qui il risparmiatore deve detenere il piano di risparmio individuale per almeno 5 anni.

Solo in questo caso viene completamente esonerato dal pagamento delle imposte e dalle tasse previste sul capital gain.

Fa eccezione solo l’imposta di bollo pari al 2 x 1000 sugli strumenti finanziari diversi dai conti correnti bancari e postali che prende il nome di mini patrimoniale.

>>Leggi anche: MiFID 2 cos’è, novità e cambiamenti: tutto quello che devi sapere

Piani individuali di risparmio PIR: svantaggi

Vi sono però anche degli svantaggi.

Ad esempio la leva fiscale è una variabile importante inerente alla valutazione del rendimento di uno strumento finanziario come anche di un investimento in generale.

Allo stesso tempo, una corretta analisi di vantaggi e svantaggi dei PIR non può limitarsi a questo aspetto.

Tra i tanti svantaggi abbiamo anche ad esempio i costi di gestione che per altro sono molto elevati, e che come tali rendono i PIR meno convenienti di altri strumenti di risparmio quali gli ETF.

In uno studio del Professor Nicola Borri si cita il caso di Anima Crescita Italia, che è uno dei primi fondi Pir ad essere collocati in Italia.

Qui sono state previste delle commissioni di entrata pari al 4%.

Al contrario invece in caso di investimento con gli ETF non si applicano commissioni di entrata e le commissioni di gestione sono all’incirca pari all’1,46 %.

Vi è poi un altro svantaggio che possiamo anche definire molto importante il quale è legato al rischio.

Effettivamente i PIR sono pensati per sostenere le “imprese per le quali è maggiore il fabbisogno finanziario e che hanno maggiori difficoltà a reperire risorse tramite il canale bancario”.

Qui il risparmiatore deve valutare con molta attenzione la loro composizione inerente al piano individuale di risparmio e valutarne compiutamente quelle che sono le opportunità e quelle che invece sono i rischi.

>>Leggi anche: Profilo di rischio bancario investitore (mifid): cos’è? Come difendersi dalle banche?

Differenza tra PIR e plusvalenze da partecipazioni qualificate

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PIR piano individuale risparmio

In base a quanto previsto dalla normativa in merito ai piani di risparmio individuale essa afferma che la differenza tra questa forma di risparmio e la conseguente tassazione agevolata e ciò che prevede la normativa in materia di tassazione plusvalenze.

In particolare la normativa recita:

Per beneficiare dell’esenzione non deve trattarsi di plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate (ovvero quelle che rappresentano una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiore al 2 o al 20 per cento ovvero una partecipazione al capitale od al patrimonio superiore al 5 o al 25 per cento, secondo che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni – articolo 67, comma 1, lett. c) del TUIR).

Nell’ambito delle partecipazioni qualificate si deve tener conto anche delle percentuali di partecipazione o di diritti di voto possedute dai familiari della persona fisica (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado) e delle società o enti da loro direttamente o indirettamente controllati (società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria; società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria: numeri 1 e 2 dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile).

>>Leggi anche: Direttiva Mifid, nuove regole per investimenti e risparmio

La composizione dei Piani di risparmio individuale

Si deve poi fare anche una seconda precisazione, molto importante anche questa e che riguarda la composizione dei PIR.

Secondo quanto disposto dal comma 102 dell’articolo 1 della Legge di Bilancio 2017 si prevede in un anno solare di durata del piano di risparmio individuale quanto segue:

Per almeno i 2/3 dell’anno stesso, le somme o i valori destinati nel piano di risparmio a lungo termine devono essere investiti per almeno il 70 per cento del valore complessivo in strumenti finanziari, anche non negoziati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese che svolgono attività diverse da quella immobiliare, fiscalmente residenti in Italia o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo con stabili organizzazioni in Italia;

La predetta quota del 70 per cento deve essere investita per almeno il 30 per cento del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

Ancora, il comma 103 precisa, anche che:

Non più del 10 per cento delle somme o valori destinati nel piano può essere investito in strumenti finanziari emessi o stipulati con lo stesso soggetto, o con altra società appartenente al medesimo gruppo, oppure in depositi e conti correnti.

Infine le somme o i valori destinati al piano individuale inerenti al risparmio a lungo termine non possono essere investite prodotti quali strumenti finanziari emessi o stipulati con soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli che consentono un adeguato scambio di informazioni (cd. Paesi Black List).

PIR e gestione delle minusvalenze

In merito alla normativa sui piani di risparmio individuale si prevede anche che le minusvalenze, come anche le perdite e i differenziali negativi realizzati mediante la cessione o il rimborso degli strumenti finanziari detenuti nel piano possono essere portati in deduzione dalle plusvalenze, differenziali positivi o proventi realizzati nelle operazioni successive poste in essere nell’ambito del piano stesso a partire dal medesimo periodo d’imposta e non oltre il quarto.

Anche in questo caso, in base a quanto riportato nella relazione governativa alla chiusura del piano di risparmio individuale le minusvalenze, tutte le perdite e i differenziali negativi possono essere portati in deduzione non oltre il 4° periodo d’imposta successivo a quello del realizzo nell’ambito di un altro rapporto, di cui è titolare la medesima persona fisica, con opzione per il regime del risparmio amministrato, ovvero possono essere portati in deduzione, fino a concorrenza, dalle plusvalenze e dagli altri redditi dei periodi d’imposta successivi ma non oltre il quarto, a condizione che sia indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale le minusvalenze e le perdite sono state realizzate (articolo 68, comma 5, del TUIR).

>>Leggi anche: Direttiva Mifid per tutelare gli investitori, le nuove norme

Piani individuali di risparmio (PIR): la circolare dell’agenzia delle Entrate per gli investitori

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PIR piano individuale risparmio

I Piani individuali di risparmio (PIR) detassati lo saranno solo e soltanto nel rispetto del vincolo dei 5 anni.

Per altro si devono anche prendere in esame alcune indicazioni molto importanti rese note dalla circolare n. 3/E/2018 dell’Agenzia delle Entrate.

La circolare in questione è la n. 3/E del 26 febbraio 2018 secondo cui l’Agenzia delle Entrate illustra tutte le regole per i soggetti che intendono investire in piani individuali di risparmio a lungo termine, ovvero i PIR.

Tra le principali indicazioni c’è come ben si sa il requisito della detenzione minima del PIR di 5 anni.

Questo vuol dire beneficiare della detassazione dei redditi generati dai PIR in maniera agevolata.

Solo in caso di cessione o rimborso precedente ai 5 anni i redditi percepiti saranno tassati secondo le regole ordinarie. Non valgono invece per i reinvestimenti in altri strumenti finanziari.

Secondo quanto disposto dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate oggi possiamo dire che si tratta di un documento molto importanza soprattutto per chi investe nei PIR.

Infatti la circolare afferma che:

Lo strumento è stato introdotto per indirizzare il risparmio delle famiglie, attualmente concentrato sulla liquidità, verso gli strumenti finanziari di imprese industriali e commerciali italiane ed europee radicate sul territorio italiano.

Piani individuali di risparmio (PIR) spiegati dalla circolare n°3 dell’agenzia delle entrate

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 3/E pubblicata il 26 febbraio 2018 afferma che:

In base alla Legge di Bilancio 2017 la normativa nasce dall’esigenza di prevedere un significativo incentivo fiscale finalizzato a canalizzare il risparmio delle famiglie verso gli investimenti produttivi in modo stabile e duraturo, facilitando la crescita del sistema imprenditoriale italiano.

Da un lato, i PIR li possiamo considerare come uno strumento di risparmio per le famiglie.

Allo stesso modo, possiamo dire che si tratta di un’importante via di finanziamento a lungo termine per le imprese.

Come anche anticipato dalla Legge di Bilancio 2017 si prevede che i redditi che sono generati dai PIR non siano tassati come redditi di capitale.

Questi devono essere diversi dalla natura finanziaria ed inoltre non sono soggetti all’imposta di successione.

Al fine di beneficiare anche della detassazione totale dei piani individuali di risparmio è necessario rispettare il vincolo di permanenza dell’investimento per almeno 5 anni.

Di seguito infine riportiamo quanto affermato nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 3/E del 26 febbraio 2018 che per altro è stato accompagnato da un comunicato stampa di presentazione:

Agenzia delle Entrate – circolare n. 3/E del 26 febbraio 2018

Legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017), articolo 1, commi da 100 a 114. Applicazione delle disposizioni concernenti i piani di risparmio a lungo termine (PIR)

Detassazione PIR: soggetti beneficiari

La detassazione dei redditi generati dai piani individuali di risparmio riguarda solo e soltanto le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia.

Esse non devono conseguire redditi di natura finanziaria al di fuori dall’esercizio di attività d’impresa.

Ciascun soggetto non potrà essere titolare di più di un PIR.

La Legge di Bilancio 2017 ha previsto un limite massimo di importo investito:

  • 30.000 euro all’anno
  • Complessivamente 150.000 euro di valore su base quinquennale.

Secondo quanto illustrato poi dall’Agenzia delle Entrate il regime di esenzione fiscale per i redditi di capitale e i redditi diversi lo si potrà applicare esclusivamente alle persone fisiche residenti in Italia al di fuori dallo svolgimento dell’attività d’impresa.

Si parla sempre al netto del limite di investimento, e quindi il capitale investito in PIR dovrà esser destinato ad imprese italiane ed europee, con una riserva per le PMI.

Piani individuali di risparmio vincolati per 5 anni: cosa succede in caso di cessione o rimborso?

Tra i punti affrontati dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate ci sono anche delle regole che sono state previste in caso di cessione o rimborso dei PIR prima dei 5 anni.

In caso di dismissione del PIR prima ancora della scadenza dei 5 anni, o anche in caso di mancato rispetto di quanto previsto dalla normativa di riferimento, tutti i redditi percepiti non saranno più assoggettati al regime di detassazione.

Sarà invece necessario versare le imposte dovute secondo le regole ordinarie, ma senza l’applicazione di sanzioni.

Solo nel caso in cui si parli di cessione o rimborso dell’attività è prevista la possibilità di permanere nel regime agevolato previsto dal PIR ma solo se entro e non oltre i 90 giorni vengono effettuati i reinvestimenti in altri strumenti finanziari, nel rispetto dei vincoli di investimento previsti dal regime.

In caso di mancato reinvestimento, invece, il versamento delle imposte e degli interessi va effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui cade il termine ultimo per il reinvestimento.

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