Investire in Titoli di Stato Conviene? Guida all’investimento in BoT – CTz – CCT – BTP – Eurobbligazioni

Pubblicato da: TommasoP - il: 25-10-2018 15:34

Quante volte ci si è chiesto se conviene o meno investire in Titoli di Stato come ad esempio i Bot? Una domanda a cui molti cercano una risposta e che in questa guida cercheremo di approfondire. Ma prima di fare questo dobbiamo comprendere bene Cosa sono e come funzionano.

Lo faremo analizzando le diverse alternative.

Per molti sono considerati come un modo per investire i risparmi ritenuti anche molto sicuri in quanto trattasi (nel caso specifico dei BOT) di Buoni Ordinari del Tesoro. Per altri, invece, non si tratta di un ottimo investimento in quanto propensi ad un investimento anche se più pericoloso che offre un rendimento maggiore.

Con questa guida cercheremo di dare una risposta a tutti gli investitori.

Titoli di Stato

Titoli di Stato

Cosa sono i BOT?

Titoli di Stato - BOT

Titoli di Stato – BOT

Con il termine BOT si indicano i Titoli di Stato emessi in Italia e la cui scadenza non può superare la durata di 12 mesi. Questa è una prima caratteristica che li differenza ad esempio dai CTz.

Il rendimento dei BOT viene calcolato in concomitanza con lo scarto di emissione, ovvero la differenza tra il valore nominale e il prezzo pagato. Questa viene remunerata al momento stesso della sottoscrizione la quale avviene in seguito ad un’Asta.

La maggior parte dei Buoni del Tesoro Ordinari, come anche i Titoli di Stato in generale, sono emessi da parte del Ministero del Tesoro. Avviene questo tramite un indizione di aste pubbliche a cui partecipano non solo banche.

Sono di breve durata in quanto trattasi di strumenti adatti a investitori di medio termine. Tutti quelli che operano in questo mercato preferiscono investire su obbligazioni fresche e allineate con i rendimenti attuali di mercato, anche al fine di limitare i costi di detenzione.

Dal 2009 ad oggi, anche in concomitanza con gli adeguamenti avvenuti in UE, tutte le offerte degli operatori d’asta vengono espresse non in termini di prezzo, ma di rendimento.

A partire dal 2011 i BOT sono stati spesso oggetto di attacchi speculativi in merito ai timori legati al nostro Paese di un drammatico tracollo economico finanziario. Nonostante tutto la BCE è intervenuta in questi anni al fine di porre rimedio agendo con pratiche riequilibrative.

Nonostante tutto lo spread (che ricordiamo è la differenza di rendimento tra le obbligazioni nostrane e quelle tedesche) rimane evidente, sottolineando anche la precarietà delle finanze italiane.

Come funziona l’Asta dei BOT?

E’ possibile comprare i BOT tramite delle Aste competitive. In queste le offerte degli operatori, come già anticipato, sono espresse in termini di rendimento e non di prezzo. Questo avviene per il semplice fatto che il tasso di interesse applicato è costituito dalla differenza tra il prezzo di rimborso e quello di sottoscrizione.

Caratteristiche dell’Asta

  • Tutti gli intermediari possono effettuare al massimo 5 richieste di acquisto di questo Titolo di Stato.
  • L’importo non deve mai essere più basso di 1,5 milioni di euro.
  • Ci deve essere una differenza minima di un millesimo di punto percentuale fra le 5 offerte effettuate.
  • Si deve indicare il nominale da sottoscrivere ed il relativo rendimento.

BoT: durata e prezzo

I BOT hanno una durata di 3 o 6 o massimo 12 mesi. La durata solitamente è espressa in giorni. Nella maggior parte dei casi le Aste sono organizzate su base mensile per i BOT annuali e semestrali, mentre per quelli trimestrali si seguono le esigenze di cassa del Tesoro. In merito al prezzo, invece, questo è sempre inferiore a 100, e quindi al valore nominale.

Il prezzo è quotato in borsa in base alla regola del Tale e quale ed è comprensivo del rateo e degli interessi maturati.

Questo meccanismo prevede che il prezzo salga con l’avvicinarsi del momento della scadenza in quanto gli interessi vengono incorporati.

Rendimento BOT

Molti non considerano più questo tipo di strumento un vero e proprio investimento. Non lo considerano tale in quanto i rendimenti sono molto bassi ed anche perché il loro rendimento è ottenuto dalla differenza tra il valore nominale comprato, quello rimborsato alla scadenza e il prezzo di acquisto.

Per esempio, se un BOT costa 90 e a scadenza rimborserà 98, vuol dire che renderà 8 euro su 90 come interesse.

Il vantaggio principale per coloro che scelgono questo tipo di investimento è che trattasi di un tipo di titolo zero-coupon, senza cedola e di gestione più semplice in funzione anche al pagamento richiesto. Qui non c’è l’obbligo di reinvestire i guadagni e rimborsi percepiti periodicamente a titolo di interessi.

Per quanto riguarda invece le commissioni degli Intermediari al momento la normativa l’attuale in merito anche alla trasparenza bancaria fissa un tetto alle commissioni che le banche possono richiedere ai propri clienti per la sottoscrizione.

Commissioni delle banche per l’acquisto di Bot

  • 0,05% del capitale sottoscritto per i titoli con durata residua uguale o inferiore agli 80 giorni;
  • 0,10% per i titoli con durata residua compresa tra gli 81 ed i 170 giorni;
  • 0,20% per quelli con durata residua tra i 171 ed i 330 giorni;
  • 0,30% per i titoli con durata residua pari o superiore a 331 giorni.

Quando conviene investire in BoT?

Come investire i risparmi? Una domanda molto ricercata tra coloro che prediligono un investimento meno rischioso. A privilegiare i BOT sono soprattutto privati e istituzioni che non cercano un semplice metodo per investire ma cercano un modo per posteggiare il loro denaro sfruttando uno strumento sicuro. Questo non deve essere soggetto all’inflazione anche se il rendimento è davvero basso.

In ogni caso, se si vuole agire con un investimento sicuro, i BoT possono essere un’ottima soluzione. Si deve prestare però particolare attenzione a scegliere una durata adeguata in base alle esigenze dell’investitore.

Tuttavia molti non considerano i BoT come uno strumento di investimento redditizio ma solo come un ottimo investimento di risparmio in quanto il capitale sarà protetto dall’inflazione e dalle perdite.

CTZ: Cosa Sono?

Titoli di Stato - CTZ

Titoli di Stato – CTZ

Passiamo ora ad analizzare cosa sono i CTz. Lo faremo confrontandoli con gli altri Titoli di Stato.

Partendo dalla definizione possiamo dire che i CZc sono i Certificati del Tesoro Zero Coupon ovvero Titoli di Stato emessi dalla Repubblica Italiana senza cedola che hanno una scadenza fissa e sono utilizzati per il finanziamento del debito pubblico del nostro paese. Sono emessi regolarmente e sono considerati come uno strumento tipico adatto a chi vuole investire in obbligazioni emesse dal nostro Paese.

Si tratta di investimenti facili da capire e hanno anche un aspetto interessante rispetto agli altri titoli e noi di seguito analizzeremo.

Che vuol dire Zero Coupon?

Zero Coupon vuol dire che l’obbligazione in questione non ha cedola.

Emissione e taglio minimo

I CTZ sono emessi con frequenza regolare. Essi sono atti al rifinanziamento del debito pubblico e sono distribuiti tramite canali legati agli intermediari finanziari autorizzati. Il taglio minimo è di 1.000 euro.

Durata dei CTZ

I CTZ hanno una durata fissa di 24 mesi. Essendo tali sono considerati come degli investimenti obbligazionari a breve termine e per altro anche abbastanza sicuri. I tassi di remunerazione sono però abbastanza bassi.

I titoli Zero Coupon non hanno interesse

La remunerazione dei titoli Zero Coupon viene data dalla differenza tra il prezzo d’acquisto e il valore del titolo. Ad esempio, se viene emesso un titolo CTZ dal valore di 1.000 euro, alla scadenza si potrebbe incassare 1.000 euro ma il titolo viene in realtà venduto ad un prezzo inferiore per esempio 970 euro. In questo modo abbiamo una rendita pari a 30 euro su 2 anni ovvero l’1,53%.

Conviene investire in CTZ?

Considerati come degli investimenti sicuri, sono scelti da molti investitori. Nonostante tutto, però, non è possibile riscuotere le cedole e gli interessi maturati sono molto limitati. In pratica i CTZ sono molto poco flessibili in quanto trattasi di un prodotto emesso con scadenza a 2 anni e come tale sono da considerarsi come investimenti di medio periodo.

Tenendo presente queste considerazioni, potrai decidere in autonomia se investire o meno nei CTZ.

Come investire in BTP?

Titoli di Stato - BTP

Titoli di Stato – BTP

I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) sono degli investimenti abbastanza sicuri anche se il rendimento è molto basso come la maggior parte degli investimenti di questo tipo. Possiamo definirli come una forma di investimento più sicura rispetto ad altre che interessa molto ai risparmiatori. Per comprendere come investire su di essi, dobbiamo dare una breve definizione di BTP.

Cosa sono i BTP e come funzionano?

I BTP sono definiti come Buoni del Tesoro Poliennali, un titolo di stato standard che prevede una modalità di investimento facile da comprendere. In pratica si tratta di dare in prestito alla Repubblica Italiana del denaro. Questo viene poi restituito a scadenza del titolo con gli interessi corrisposti con cedole semestrali.

Si noti bene che non si sta comprando un’azione o una partecipazione in un’impresa come neanche la quota di un fondo. Si sta solo prestando del denaro alla repubblica Italiana e quindi si diventa creditori della dello Stato Italiano. In cambio, alla scadenza del prestito si riceve il denaro prestato con l’aggiunta di interesse.

Scadenza dei BTP

Quando parliamo di BTP ci riferiamo a diversi strumenti finanziari che si differenziano per la loro durata:

  • 3 anni;
  • 5 anni;
  • 10 anni;
  • 15 anni;
  • 30 anni.

Diverse tipologie di BTP

Al momento sono emessi i seguenti BTP:

  1. BTP standard, ovvero i vanilla;
  2. BTP€i, ovvero degli speciali BTP che sono indicizzati all’inflazione dell’area euro;
  3. Btp Italia con scadenza fissa a 4 anni e che offrono un tasso fisso con adeguamento all’inflazione su base italiana.

Perché investire in BTP?

Ci sono diversi vantaggi che corrispondono a degli ottimi motivi per cui è conveniente investire con questi strumenti e di seguito li riporteremo.

  • Bassissimo profilo di rischio soprattutto per i BTP che sono a breve scadenza.
  • Facilità di accesso che permette di acquistarli in blocchi da 1.000 euro presso tutte le banche.
  • Sono già tassati e lo sono in misura minore rispetto agli altri strumenti finanziari (12,5%).

Perché non investire in BTP?

Ai vantaggi appena descritti del perché conviene investire in BTP corrispondono degli svantaggi. Questi sono:

  • Rendimenti bassi;
  • Si guadagna poco anche nel caso in cui volessimo essere attivi sul mercato secondario, ovvero andando ad acquistare e rivendere i titoli;
  • È un investimento che non permette differenziazione.

Conviene investire in BTP?

Molto dipende dal tipo di investimento che si vuole intraprendere. Al momento un grande vantaggio sarebbe legato alla sicurezza che, abbinata ai nuovi strumenti offerti dal prodotto e che sono legati all’andamento dell’inflazione. Questo può diventare una buona modalità di tutela del patrimonio.

Ad ogni modo tutti i rendimenti sono bassi tanto da costringere il risparmiatore (con la più bassa possibile propensione al rischio) a cominciare a guardarsi intorno.

Molti cercando anche investimenti Statali legati a paesi emergenti che offrono dei rendimenti maggiori rispetto a quelli Italiani. Questi però presuppongono un rischio leggermente maggiore. E’ opportuno valutare molto attentamente il tutto prima di effettuare un investimento.

Nel caso in cui invece si vuole investire in titoli più rischiosi, si potrebbe optare per le obbligazioni con cedola emesse dagli stati in via di sviluppo che hanno dei rischi alti e allo stesso tempo alti ritorni.

Come si comprano i BTP?

I BTP, per chi avesse deciso comunque di investirci, possono essere acquistati con una delle seguenti modalità di seguito riportate.

  • Banca

Presso un qualsiasi sportello della Banca che offra un deposito titoli; in questo caso è possibile richiedere la sottoscrizione di titoli di stato allo sportello.

  • Mercato secondario

Si possono anche acquistarli tramite questo mercato ma sempre come deposito titoli richiedendolo direttamente alla banca. In questo caso il taglio minimo BTP è 1.000 € e non sono frazionabili.

Come investire in CCT?

Titoli di Stato - CCT

Titoli di Stato – CCT

Anche questi sono considerati come una possibilità di investimento legato al settore del debito pubblico; possiedono delle particolarità che rendono questo strumento diverso da quelli che abbiamo trattato in precedenza: BOT e BTP.

Per investire con questo strumento, la prima cosa da fare è comprendere bene che cosa sono i CCT e successivamente analizzare le diverse forme di investimento.

Cosa sono i CCT?

I CCT sono dei titoli di stato a tutti gli effetti. Questi permettono di effettuare un investimento per un periodo minimo di 7 anni con uno strumento che viene emesso sempre dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano.

Sono utilizzati al pari dei loro simili al fine di finanziare il debito pubblico e permettere allo Stato Italiano di operare tramite pagamenti.

Sono emessi con una durata di 7 anni direttamente con asta a cadenza mensile, che riguarda nel grosso delle occasioni il rinnovamento di debito precedentemente chiuso.

Taglio CCT e investimento minimo

I CCT offrono un taglio minimo di 1.000 euro per titolo. Essi possono assumere dimensioni molto importanti e possono anche superare quelli che vengono trattati sul Mercato Telematico a Pronti dei Titoli di Stato MTS con tagli superiori ai 2,5 milioni di euro.

Le commissioni per collocazione dei CCT sono a carico dello Stato e sono pari allo 0,30%. Per altro, il prezzo che vedi all’asta sarà a completo carico del ministero.

Come ottenere una rendita dai CCT

I CCT abbiamo detto sono dei titoli al portatore che corrispondono interessi con cedole semestrali. Per tale motivo ogni sei mesi si riceve una cedola con rendimenti annuali ma frazionati a 6 mesi in base anche al tasso di interesse relativo al CCT.

Quanto rendono i CCT? Tasso di interesse

I CCT sono emessi con un tasso di interesse variabile che non è calcolato secondo i canoni tipici dei tassi variabili, ma prendendo il tasso di interesse dei BOT a 6 mesi e applicando uno spread-maggiorazione dello 0,15%.

In pratica il tasso di interesse dei CCT è ricalcolato ogni 6 mesi ed è per altro variabile in relazione a quello offerto dai BOT. Non è invece assimilabile in nessun modo rispetto a quello che viene offerto per titoli di stato di altro genere della stessa durata.

La particolarità dei CCT consiste proprio in questo: avere dei tassi di rendimento aggiornati periodicamente e che modificano il prospetto di ritorno dell’investimento con il passare del tempo.

E’ vantaggioso investire in CCT?

Potrebbe succedere che investire in CCT è più vantaggioso che investire in BoT. Questo avviene perché i CCT rendono di più rispetto ai BOT semestrale anche perché il vincolo del capitale richiesto ha una durata superiore ed è pari a 7 anni.

Al tasso corrisposto dai BOT viene aggiunto lo 0,15% di spread che rende il titolo più conveniente.

E’ opportuno, però, ancor prima di investire in BOT o CCT tenere conto delle forze che agitano i mercati al fine di valutare quale sia la soluzione d’investimento migliore.

  • Il tasso dei BOT è fisso e viene determinato all’emissione del titolo;
  • Il tasso in questione tiene conto di variabili fondamentali come:
    • Tasso di interesse medio atteso per il futuro e per tutta la durata del BOT stesso;
  • I BOT tendono a rendere meglio dei CCT quando i tassi di interesse effettivi sono inferiori a quelli che si attendevano sullo stesso periodo.

I CCT al contrario dei BOT a lunga scadenza offrono un aggiornamento del rendimento nel tempo. In sostanza, se gli interessi effettivi futuri sono più alti di quelli attesi, ci si trova con un investimento dal rendimento più alto rispetto a quello dei BOT di pari durata.

Scegliere i CCT contro altri tipi di strumenti di investimento è da considerare come un discorso complesso rispetto alla semplice applicazione dello spread dello 0,15%. Se si sceglie id investire con questo strumento si deve prendere la decisione come una scommessa sul futuro rialzo dei tassi.

Nuovi CCTEu: tarati sul tasso Euribor

Presenti dal 2010 i CCTEu, sono dei particolari CCT che invece di utilizzare come indice per il calcolo dell’interesse dovuto quello dei bot a 6 mesi. Questi utilizzano quello degli EURIBOR a 6 mesi. A questi sono applicati i seguenti spread:

  • Spread per titoli a breve termine: 0,6% di spread/aggiunta al tasso EURIBOR;
  • Spread per titoli a lungo termine: tasso di interesse aggiuntivo rispetto a quello Euribor dell’1%.

Trattasi di una alternativa molto interessante al CCT classico che sgancia il rendimento del titolo dagli andamenti del debito pubblico italiano.

CCT classico o CCTEu?

Questa decisione non è di poco conto anche perché si devono considerare gli andamenti legati ai tassi EURIBOR e ai tassi sui BOT a 6 mesi che potrebbero non essere convergenti.

Andando a scegliere la nuova modalità offerta dai Certificati del Tesoro è possibile scommettere sulla capacità o meno dell’Italia di migliorare nel futuro e offrire al mercato dei rendimenti più bassi.

Non si tratta di una scommessa da poco considerando sia l’andamento delle finanze italiane sia anche l’orizzonte temporale offerto dai CCTEu (7 anni).

Quanto sono tassati i CCT?

Si potrebbe trattare di un investimento più conveniente dei BOT sul piano fiscale? Certamente no, perché sia i BOT sia i CCT sono tassati al 12,5%. Come abbiamo visto si tratta di un regime di tassazione favorevole e che riguarda solo i titoli di stato.

I CCT li possiamo definire in pratica delle obbligazioni in tutto e per tutto; come tale la decisione ultima spetta all’investitore. Devi valutare il tuo investimento sulla base di alcuni elementi come:

  • Rating (proprio dell’Italia);
  • Andamento dell’economia di riferimento;
  • Durata: fissa a 7 anni.

Dove si comprano i CCT?

Per quanto riguarda la sottoscrizione dei CCT classici e dei nuovi CCTEu è possibile recarsi presso una qualunque banca che ti offra un deposito titoli. Si tenga presente che si tratta pur sempre di un prodotto tra i più trattati nella nostra economia.

In secondo luogo è possibile anche acquistare CCT sui mercati secondari, a prezzi che possono essere però diversi rispetto a quelli di acquisto originario.

Come investire nelle Eurobbligazioni?

eurobbligazioni caratteristiche

Eurobbligazioni – caratteristiche

A questo punto non possiamo non approfondire un particolare tipo di investimento: le Eurobbligazioni. Queste non devono essere confuse con gli Eurobond che sono e rimangono cose ben diverse.

Si tratta di un particolare tipo di obbligazioni che vengono emesse da una società estero diverso da quello della residenza fiscale della società stessa. Lo fanno utilizzando una valuta ben diversa da quella tipicamente utilizzata nella piazza dove è stato collocato il titolo.

Investire e comprendere come farlo, scegliendo gli Eurobond, è una questione abbastanza complicata non adatta ad investitori alle prime armi.

Le Eurobbligazioni sono titoli tipicamente riservati agli specialisti. Sono un tipo di investimento che hanno un tipo di funzionamento abbastanza complesso soprattutto sotto l’aspetto valutario e che come tali non sono adatte ai portafogli dei piccoli risparmiatori. Lo potrebbero essere solo se l’investimento viene fato tramite banca ed è questa a proporti tali strumenti. Anche in questo caso, però, si deve prestare particolare attenzione.

Cosa sono le Eurobbligazioni

Per comprendere come investire con le Eurobbligazioni, dobbiamo dare prima di tutto una definizione.

Per Eurobbligazioni si intendono delle obbligazioni standard che non includono contratti derivati particolari, i quali sono emessi da un’azienda privata su di una piazza che non è quella di riferimento dell’azienda. Lo fanno utilizzando una valuta terza. Detta in questo modo, potrebbe sembrare uno stranissimo indovinello, anche se in realtà non lo è. Lo è ancor meno in quanto ti spiegheremo cosa sono tramite un esempio pratico chiarificatore.

Supponiamo di avere una società di nome ALFA con sede fiscale in Italia. Essa decide di finanziarsi tramite obbligazioni emesse in dollari americani sulla piazza di Londra. Che significa? Vuol dire che ci sono gli elementi costitutivi per definirla un’eurobbligazione.

In pratica una società che non opera a Londra, può decidere di emettere obbligazioni sulla piazza di Londra, utilizzando una valuta diversa da quella che è la valuta di Londra. Ad esempio potrebbe optare per il dollaro americano.

Ci sono diversi motivi per il quale una società potrebbe decidere di operare in questo senso. La maggior parte delle aziende che opera in questo modo lo fa per il desiderio di acquisire capitali esteri, a seguito di un esaurimento della piazza di riferimento. Lo fa scegliendo una valuta straniera che permette di ammortizzare il rischio di cambio presunto e anche che offra degli strumenti tipicamente più affidabili per l’investitore.

La situazione è molto complessa ma viene semplificato tramite uno strumento definito come obbligazione standard, la quale può essere a tasso variabile o a tasso fisso.

Si tratta di uno strumento molto semplice da utilizzare per il risparmiatore. In pratica si acquistano titoli e quindi si presta del capitale. Allo stesso tempo si ricevono interessi al termine della scadenza del titolo insieme al capitale investito inizialmente. Molti che utilizzano come investimento proprio le obbligazioni affermano di non aver trovato difficoltà nell’utilizzo delle Eurobbligazioni.

Le Eurobbligazioni, sono un investimento rischioso?

Certamente lo sono, come anche lo sono tutti i tipi di investimento. Ovviamente non lo sono in misura spropositata rispetto alle obbligazioni societarie classiche. Si deve considerare anche il rischio legato all’emittente, ovvero al caso in cui chi hai messo il titolo non sia più in grado di rimborsare il debito contratto.

Da valutare anche il rischio di cambio, ovvero il rischio che non riguarda tutte le valute principali in quanto questo è tendenzialmente di poco conto, almeno per quanto riguarda gli investimenti a breve termine. Si deve anche analizzare la bontà dell’emittente. Lo si potrebbe fare aiutandosi con le agenzie di rating e con gli indici sintetici di rischio che diffondono. Lo si fa analizzando la posizione di mercato e la condizione debitoria di chi ha emesso il titolo.

Successivamente ci si deve preoccupare della durata in quanto, più maggiore è la durata e più il rischio sale. Investire in obbligazioni a lunghissimo termine potrebbe essere altamente rischioso.

Infine vi è da considerare anche l’interesse che devono essere congrui con quanto offerto da titoli che hanno un analogo rischio. Investire in titoli ad altissimo rischio con rendimenti molto bassi non ha nessun senso e per altro nessun vantaggio per noi.

Conviene investire in eurobbligazioni?

Dipende! Sicuramente ci sono dei titoli che possono offrire rendimenti molto interessanti e anche al di sopra di quelli che vengono offerti dalle obbligazioni tradizionali. Questo però non vuol dire che siano sempre convenienti, anzi. A ben vedere si tratta pur sempre di strumenti che devono essere analizzate approfonditamente e che sono idealmente meno semplici delle obbligazioni societarie / corporate che siamo abituati a vedere sui nostri mercati.

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