Il regime di concorrenza imperfetta

concorrenza imperfetta

Il regime di mercato  di concorrenza imperfetta, detto anche di prevalente concorrenza, ha, al contrario del precedente, pieno riscontro nella realtà economica.

Manca, a tale mercato, la fluidità; infatti i vari compratori, lungi dal venire in contatto con ogni possibile venditore, per motivi di comodità o per ragioni psicologiche, finiscono per costituire, nella maggior parte dei casi, la clientela fissa del fornitore prescelto. Essi avranno perciò minori occasioni per confrontare prezzi e qualità delle merci. Inoltre, i produttori cercano, ognuno per proprio conto, di differenziare i loro prodotti da quelli delle altre case produttrici; manca perciò a questo mercato anche la omogeneità dei prodotti. Questi ultimi saranno presentati come affini, ma non identici, anche se le differenze tra di loro sono più presunte che reali e riguardano più elementi esteriori che di sostanza.

Ma la pubblicità commerciale dirà sempre che il prodotto x ha un « quid » che lo contraddistingue rispetto a tutti gli altri prodotti di quel tipo, e ciò allo scopo di giustificare le differenze di prezzo tra prodotti simili. A questo punto il consumatore, che non può più avere l’esatta conoscenza delle condizioni del mercato, di fronte a prodotti sostanzialmente eguali ma diversamente presentati (ad esempio, frigorifero « a rotelle », lavatrice con « pulsante magico », detersivo con « granelli speciali », ecc.), dovrà operare dei confronti e delle scelte tutt’altro che facili. Inoltre, nel regime di concorrenza perfetta si era ipotizzato che i venditori non fossero in grado, unilateralmente, di modificare il prezzo.

Ma ciò sarebbe possibile solo se le varie imprese similari avessero, dal più al meno, le stesse dimensioni; molto spesso, invece, esistono molte piccole imprese che producono un bene offerto, per la maggiore quantità, da un’unica grande impresa. È chiaro che le grandi imprese, possedendo ingenti capitali, possono raggiungere un grado di produttività tale che, incidendo sui costi, e quindi sui prezzi, li abbassa in modo da eliminare le imprese meno capaci o da costringerle a gravitare nell’orbita delle grandi imprese. In tali casi, la concorrenza è solo potenziale: in effetti ci troviamo, almeno di fatto, di fronte ad una situazione monopolistica.

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