L’euro ed il 2013: cosa accadrà?

Pubblicato da: MatteoT - il: 14-01-2013 21:38

Il 2012 si è concluso, per i leader dell’Unione europea, con il raggiungimento dell’accordo sulla vigilanza bancaria che porta, gli istituti di ogni Paese aderente all’Ue, a dover sottostare ad un regime di supervisione unica a livello centrale. I negoziati, però, si sono protratti per mesi e devono volgere, da subito, verso la realizzazione di una unione economica e monetaria decisamente più ampia.

Sono da leggere in questo senso le parole di Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, che ha sottolineato la necessità e l’importanza di realizzare una maggiore integrazione. Le parole di Van Rompuy, invece, sollevano una questione fondamentale: quali fattori impediscono alla zona euro di funzionare come tutti vorrebbero?

Riuscire a rispondere a questa domanda richiede, in primo luogo, il mettere a confronto le dinamiche che sono state in gioco durante il primo decennio dell’euro, dal 1999 al 2009, quando la zona euro dava apparentemente dei buoni risultati, con quelli degli ultimi tre anni, dal 2010 al 2012, che sono invece stati segnati da una forte crisi.

Inizialmente l’eurozona sembrava poter funzionare come una vera e propria unione monetaria: mercato dei capitali in accelerazione, attività transfontraliere maggiori e divario di reddito pro-capite in riduzione tra i diversi Paese aderenti.

I membri della zona euro, rispetto a quanto avviene ad esempio negli Stati Uniti, hanno però voluto mantenere la sovranità in ambito finanziario, controllando singolarmente le politiche macroeconomiche dei propri Paesi.

Senza vincoli definiti a livello centrale si è arrivati ad una spesa pubblica incontrollata e ad un indebitamento che ha raggiunto, anno dopo anni, livelli record, soprattutto nei Paesi periferici dell’unione monetaria, come Portogallo, Spagna, Grecia, Italia ed Irlanda.

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