Tobin Tax: come funzionerà?

Pubblicato da: MatteoT - il: 19-02-2013 15:00 Aggiornato il: 11-07-2014 9:59

Recentemente i decreti attuativi hanno confermato che la Tobin Tax sarà introdotta anche in Italia; la nuova tassa sulle transazioni finanziarie avverrà in due fasi: dal prossimo marzo entrerà in vigore sui titoli azionari, mentre dal 1° luglio 2013 colpirà l’operatività sui derivati.

tasse

In realtà l’imposta dello 0,12% sul valore transato non colpirà tutte le azioni italiane, ma esenterà del pagamento tre fattispecie:
– Quando si chiude la posizione nell’intraday evitando l’overnight
– Quando si negoziano titoli con una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di euro
– Quando si vende una posizione detenuta in portafoglio, in quanto la tassa si applicherà alle sole operazioni di acquisto.

Sul sito www.tobin-tax.it si scopre che eseguendo un’unica operazione multiday al giorno da 20 mila euro su una Blue Chips italiana, si pagherà addirittura 6.336 euro all’anno. Considerando anche l’impatto delle imposte di bollo e delle commissioni di negoziazione (in media 8€ a eseguito) i costi fissi crescerebbero a 10.770 euro.

Ciò vuol dire che avendo a disposizione un capitale di 100.000€ il break even ovvero il punto che consente di pareggiare i soli costi sarebbe oltre il 13%. In effetti reali profitti si avrebbero (considerando anche il capitale gain del 20%) solo dopo aver guadagnato più di 13.000 euro.

Decisamente meno onerosa sarà la Tobin Tax italiana che, dal primo luglio 2013, riguarderà anche i derivati con sottostanti gli indici o le azioni italiane, compresi Future, Cfd, Opzioni, Certificati e Cw. A differenza delle azioni, la tassa qui interesserà sia le operazioni multiday che quelle intraday e riguarderà le operazioni con azioni italiane colpendo sia il venditore che il compratore.

Sui derivati il regime cambia: si passa dalla aliquota percentuale sulle azioni a una tariffa fissa; la tariffa dipende dal tipo di strumento e dal valore del contratto. Se ad esempio si acquista un Ftse Mib Future ai prezzi di poche settimane fa (17.700 punti) l’importo dovuto sarà di 0.2€ in acquisto e 0.2€ in vendita. Qualora però l’indice italiano superi i ventimila punti, il valore nozionale del contratto supererebbe i centomila euro (ogni punto vale 5€) e questo renderebbe l’imposta ben più onerosa: si pagherà 1€ in entrata e 1€ in chiusura di trade. Inoltre se il sottostante viene negoziato su un mercato non regolamentato la tariffa è moltiplicata per 5.

Da una ulteriore simulazione fatta sul sito www.tobin-tax.it emerge che un operatore che ogni giorno esegue 5 operazioni sul Ftse Mib Future, ai valori attuali, pagherà 528 euro all’anno di Tobin Tax. Con una operatività così attiva sarebbe il costo delle commissioni di negoziazione a impattare in maniera significativa sui risultati netti: basti pensare che qualora si paghi all’intermediario 6€ per ogni contratto negoziato il costo annuo delle commissioni sarebbe di 15.840 e l’investitore solo per raggiungere il break even ovvero il livello di profitto che copra i costi fissi (bolli, capital gain, tobin tax, commissioni ecc) dovrebbe guadagnare quasi 21.000€.

La Tobin Tax italiana esclude i derivati su indici e azioni estere così come il Forex, obbligazioni, commodities, derivati su tassi di interesse ecc. Questo riduce fortemente la capacità di produrre gettito per l’Erario, considerando anche che i market maker sono esentanti; inoltre penalizzerà in maniera consistente i titoli italiani maggiormente capitalizzati e i derivati italiani, spesso necessari per la stabilità del sistema, riducendo in maniera significativa la liquidità del mercato locale in quanto l’investitore avveduto si sposterà verso titoli e derivati esteri molto liquidi (come il Dax, l’Eurostoxx e il Bund) che sono attualmente esentati dall’imposta.

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