Italia 2012: Pil, debito pubblico e disoccupazione

Pubblicato da: MatteoT - il: 01-03-2013 14:37

L’Istat, nella giornata di oggi, ha pubblicato una fotografia sulla situazione dell’Italia nel 2012, anno conclusosi due mesi fa. L’immagine, ovviamente, non è nitida ma evidenzia più di un punto di debolezza e di criticità. Ecco il viaggio nel nero 2012 italiano passando tra Pil, debito pubblico, inflazione, disoccupazione e pressione fiscale.

bancarotta

Facciamo una prima carrellata: Pil 2012 in calo del 2,4%, debito al 127% del pil e pressione fiscale al 44%. Il quadro del nostro Paese nel 2012 è decisamente cupo. Lo scorso anno, infatti, il prodotto interno lordo è crollato del 2,4%; la riduzione, rispetto al 2011, è stata dello 0,8%. Se si confronta il dato del 2012 con quello del 2010, dove il Pil era cresciuto dell’1,7% emerge che i punti persi dall’Italia in due anni sono oltre quattro.

“La caduta nell’ultimo anno”, ha spiegato l’Istat, “ha quasi annullato la risalita dei due anni precedenti, facendo scendere il pil in volume leggermente al di sotto del livello registrato nel 2009″. Il dato risulta comunque in linea con la stima del governo che, nella nota di aggiornamento del Def diffusa lo scorso settembre, prevedeva un pil in calo del 2,4% lo scorso anno.

A far crollare il Pil sono stati, anche e forse soprattutto, i consumi finali nazionali che sono calati in volume del 3,9% rispetto l’anno prima; non positivo anche il trend per gli investimenti, in rosso dell’8% per quelli fissi lordi.

L’unica nota positiva arriva dalle esportazione di beni e servizi, che hanno segnato un aumento del 2,3%. Viceversa le importazioni sono diminuite del 7,7%. A livello settoriale, il calo ha interessato tutti i principali comparti, con diminuzioni del 4,4% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca, del 3,5% nell’industria in senso stretto, del 6,3% nelle costruzioni e dell’1,2% nei servizi

Non solo Pil. Anche il rapporto deficit/pil è peggiorato, salendo al 127% nonostante le misure di austerità sono state intraprese proprio per ridurre questo fondamentale economico. 127% vuol dire dato più alto dal 1990 a questa parte. L’obiettivo del governo, fissato a 126,4% è stato ampiamente mancato, anche se si è fatto meglio della previsione dell’Ue, fissata a 127,1%.

Anche la pressione fiscale, nel 2012, ha fatto registrare un balzo “interessante” superando ogni record degli ultimi 22 anni. E’ salita al 44% in rapporto al Pil, facendo emergere un + 1,4% rispetto al 2011, quando era al 42,6%. Le entrate totali delle amministrazioni pubbliche, pari al 58,1% del Pil, sono cresciute del 2,4% rispetto al 2011.

Le entrate correnti hanno registrato un +3,1% attestandosi al 47,7% del pil con le imposte indirette cresciute del 5,2% per effetto dell’aumento dell’Irpef, della relativa addizionale regionale e dell’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi da capitale.

Con una pressione fiscale così elevata non c’è da meravigliarsi che siano crollati i consumi delle famiglie. L’anno scorso hanno infatti registrato una flessione del 4,3% dopo il +0,1% registrato nel 2011. Il calo dei consumi delle famiglie è stato particolarmente marcato per i beni (-7%), mentre la spesa per servizi ha registrato una diminuzione dell’1,4%. In termini di funzioni di consumo, le contrazioni più accentuate hanno riguardato la spesa per vestiario e calzature (-10,2%) e quella per trasporti (-8,5%).

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