5 scenari per l’Italia fuori dall’euro

Pubblicato da: MatteoT - il: 17-03-2013 10:30 Aggiornato il: 15-03-2013 21:44

Da dicembre 2012 l’Italia è, sostanzialmente, senza governo. Beppe Grillo sostiene che il nostro Paese sia di fatto fuori dall’euro. Nella giornata di venerdì, nel frattempo, è chiaramente emersa la difficoltà politica e lo stallo nell’eleggere i presidenti delle due Camere. Senza dimenticare che, a breve, si dovrà dare una risposta anche per il Quirinale.

Europa

La posizione di Grillo è, ovviamente, discutibile. Una cosa, però, è certa: la situazione italiana, in questi ultimi mesi, si è ulteriormente aggravata e la fine della crisi non sembra più così vicina come veniva prospettato nello scorso autunno del 2012. Questa immagine è stata fotografata anche da Fitch, che nella fine della scorsa settimana ha declassato il rating italiano in seguito ad un peggioramento delle stime sul Pil.

In tutto questo, tra un governo che non c’è e un’economia sempre più dilaniata, aleggia la possibilità di un referendum sull’Euro: uscire, rimanere? Forse, mai come in questo momento, il futuro dell’Italia e dell’Eurozona sembra essere messo in discussione, sebbene i mercati finanziari (almeno per il momento) continuino a vedere il bicchiere mezzo pieno.

Quali sarebbero le conseguenze di una eventuale uscita? Vediamo assieme cinque possibili scenari.

1) Italia fuori dall’Euro: e la Lira?
Ritornare alla Lira italiani vorrebbe dire tradurre nuovamente tutti i risparmi e tutti i depositi nella nuova valuta che, ovviamente, sarebbe svalutata. Ciò, oltre alla perdita d’acquisto, porterebbe un aumento dell’inflazione. Ma a quel punto che fine farebbe l’ingente debito pubblico italiano? Gli investitori, che lo detengono, dovrebbero subire una brusca svalutazione in termini reali. Il rischio, quindi, è di generare una nuova ondata di speculazione e di incertezza.

2) Default e ristrutturare il debito
L’operazione di ristrutturazione del debito è, di fatto, la conseguenza più naturale di un fallimento. Sicuramente, però, immaginare di lasciare l’Italia arrivare al fallimento sarebbe un azzardo pericoloso per tutti gli altri Stati europei, che al nostro Paese sono legati da rapporti industriali, commerciali e finanziari.

3) Barcamenarsi tra austerità e crescita
Ipotizziamo di rimanere nell’euro, evitando il ritorno alla lira, il default e la ristrutturazione del debito. Come saranno i prossimi anni per i cittadini italiani? Si proseguirà sulla linea dell’austerità o si darà una nuova spinta alla crescita come fatto da Roosevelt con il New Deal? La risposta, apparentemente, potrebbe arrivare nel prossimo autunno, quando si terranno le elezioni nazionali in Germania. La Merkel, fortemente indebolita a livello locale, potrebbe abdicare. L’uscita di scena della cancelliera tedesca potrebbe dar vita ad una nuova fase per l’Euro e per l’Eurozona: crescita, crescita e ancora crescita.

4) E l’indipendenza?
A mali estremi, estremi rimedi. E’ impossibile, quindi, escludere l’eventualità che l’Italia possa perdere la propria indipendenza nazionale venendo sottoposta alla gestione, controllata, di un’amministrazione da parte delle autorità europee. Un pò come successo con la Grecia e con la Troika, composta da Bce, Fmi e Ue.

5) Gli Usa europei
Questo, per molti, è l’obiettivo auspicabile. Rivedere la costituzione dell’Unione Europea e, con tutti i leader attorno ad un tavolo, dotare l’Europa a livello centrale di quelle misure di politica economica, finanziaria e monetaria che, ora, sono in mano ai singoli Stati e che, di fatto, dividono e differenziano l’Europa dagli Stati Uniti d’America. Qui, però, c’è da vincere la riluttanza di alcuni stati, Germania su tutti.

Un aspetto, però, è da tenere in considerazione. E’ innegabile che “l’antipatia per l’Euro” sembra in rapida diffusione tra i paesi della zona Euro. In Germania, la patria dell’Austerity, nasce in questi giorni Alternative für Deutschland (AFD), il nuovo partito euro-scettico che inneggia: “Mettiamo fine a questo Euro”.

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