Referendum sull’Euro in Polonia

Pubblicato da: MatteoT - il: 27-03-2013 16:13 Aggiornato il: 27-03-2013 15:20

Il primo ministro polacco, Donald Tusk, ha ufficialmente e pubblicamente aperto la porta ad un possibile referendum sull’Euro. L’adesione alla moneta unica, però, è fortemente osteggiata dalla popolazione locale. Il voto, quindi, potrebbe portare ad un “addio” definitivo da Bruxelles e dalle sue logiche fortemente austere.

Europa

La decisione, annunciata nella giornata di ieri, della campagna preparatoria per l’ingresso, del Paese polacco, nell’unione monetaria europea prevista per il 2015 potrebbe essere rivista: la profonda crisi ha indebolito notevolmente la sopportazione della moneta unica. Secondo gli ultimi sondaggi locali, infatti, il 62% della popolazione della Polonia sarebbe contraria ad entrare nell’Euro.

Il referendum sull’adesione all’euro è una richiesta dell’opposizione del governo; secondo la costituzione della Polonia, la Banca Nazionale del Paese è incaricata di emettere moneta. Questa prerogativa, ovviamente, dovrebbe essere modificata prima di entrare nell’euro, ma senza i due terzi del Parlamento la misura non può essere approvata.Per raggiungere la soglia, Tusk ha necessariamente bisogno dell’appoggio dell’opposizione.

Nonostante i sondaggi, il governo polacco si dice fiducioso della possibilità che una solida campagna possa riportare i cittadini verso la fiducia nei confronti della moneta unica, prima della data del referendum.

Nel 2003, la campagna pro-UE ha portato ad referendum per l’adesione all’Unione con il favore del 78% dell’elettorato. “Non ho nulla in contrario a che sia messo sulla costituzione che l’adesione all’euro dev’essere decisa mediante un referendum” ha detto Tusk alla stampa.

La data di adesione all’euro è stata fissata molto cautamente e scrupolosamente dal governo polacco. Nelle ultime settimane, però, il dibattito su questo ingresso si è notevolmente acuito ed i dubbi sono più laceranti e presenti che mai. Jacek Rostowski, ministro delle finanze, ha spiegato che i paesi da imitare per la Polonia dovrebbero essere quelli del “modello nordico”: Finlandia, Germania e Paesi Bassi.

Al momento, però, la Polonia non raggiunge i requisiti necessari all’adesione, per via del deficit in bilancio, dei tassi di interesse e dell’inflazione troppo elevati. Ad ogni modo, con i tre indicatori primari in discesa secondo le proiezioni, molti economisti ritengono che la Polonia avrà tutte le carte in regola per il 2015. Con il requisito dei due anni all’interno del meccanismo del tasso di cambio europeo, il Paese sarebbe a tutti gli effetti nell’euro dal 2017.

Con Cipro e tutta la serie delle economie dell’eurozona, vittime della crisi, Tusk ammette che “il clima per l’Euro non è dei migliori in Polonia”, ma sottolinea che per la fine del decennio “far parte dell’Unione Europea significherà far parte dell’Euro”. I cittadini polacchi, però, non sembrano pensarla come lui. Quale sarà il finale?

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