Abenomics giapponese vs. Austerità europea

Pubblicato da: MatteoT - il: 05-05-2013 11:00 Aggiornato il: 02-05-2013 16:57

In un momento così uniforme e diffuso a livello mondiale, quello della crisi economico-finanziari, potrebbe sembrare strano analizzare che diverse zone del Mondo rispondono a questa negatività con misure differenti e, molto spesso, contrastanti tra loro. Il paragone che vi proponiamo oggi è tra l’Abenomics giapponese e le politiche di austerità europee. Chi ha tratto il maggiore giovamento?

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Iniziamo col dire che con il termine Abenomics si intende la strategia utilizzata dal primo ministro Shinzo Abe che ha cercato di ridare slancio all’economia locale grazie all’innovazione, agli investimenti ed ai consumi interni, senza tralasciare l’aspetto delle esportazioni, vero punto di forza del Paese nipponico.

L’Abenomics giapponese funziona: ha portato la disoccupazione ai minimi e la spesa delle famiglie a toccare il picco massimo degli ultimi nove anni. A quanto emerge dai dati provenienti dal Giappone, l’Abenomics batte l’austerità europea su tutta la linea.

Il 4 aprile 2013 il Giappone ha poi annunciato ed attuato un piano di aumento della base monetaria di 14.000 miliardi di dollari che verranno erogati nei prossimi due anni per raggiungere un’inflazione del 2%.

Il Giappone, con queste importanti ed ingenti misure, si prefigge l’obiettivo di uscire dalla trappola della liquidità in cui è sprofondato negli anni ’90; i dati su occupazione ed inflazione, come visto sopra, sembrano dar ragione a Shinzo Abe ed alla politica economico-monetaria che ha deciso implementare nel Paese da lui guidato.

In Europa, invece, vediamo dominare le politiche di austerità. Le notizie continuano a non essere positive e si assiste ad un forte calo dell’inflazione; nel mese di aprile 2013, in Italia, il costo della vita è sceso dall’1,6% all’1,2%, facendo registrare i minimi dal 2010 a questa parte.

Ma come possiamo descrivere a fondo la strategia implementata in Giappone? Prendiamo due diverse politiche. La prima che si fonda su interventi sull’economia reale e l’altra, invece, che si concentra su politiche di natura monetaria. Inizialmente in molti si sono scagliati contro Shinzo Abe e contro la sua volontà di intraprendere delle politiche così aggressive, anche visto l’ingente debito pubblico che il Paese nipponico detiene, ma poi la maggior parte dei “rivali” si è dovuta ricredere.

Il primo passo per l’Abenomics è stato quello di incrementare notevolmente la spesa pubblica del Giappone, anche grazie all’erogazione di denaro aggiuntivo da parte della BoJ e dei governi locali. Il tutto finalizzato ad incentivare investimenti per le tecnologie più avanzate soprattutto con riguardo all’energia, all’ambiente, alla ricerca e sviluppo, alle aziende ed al sostegno e ricostruzione del terremoto/tsunami che ha colpito il Paese nel 2011.

L’obiettivo del programma, attivato all’inizio di quest’anno, doveva essere quello di portare ad una crescita del Pil giapponese con conseguente aumento di almeno 600 mila posti di lavoro. I risultati non hanno tardato ad arrivare. Secondo i dati che provengono dal Paese nipponico, la disoccupazione in Giappone è scesa al 4,1% e la spesa delle famiglie è salita del 5,2% toccando un picco che non si registrava dal lontano 2004.

Gli analisti sottolineano come la ricetta di Abe stia iniziando a mostrare i suoi risultati positivi; secondo un funzionario giapponese nel primo trimestre dell’anno l’economia giapponese potrebbe crescere del 2%. Se a questo dato si aggiunge che da novembre la Borsa di Tokyo ha guadagnato il 50% complice la caduta dello yen sul dollaro ai minimi da quattro anni, pare proprio che la Abenomics, almeno nel breve periodo, stia vincendo la scommessa con la crescita.

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