Debito pubblico: la situazione in Italia e Giappone

Pubblicato da: MatteoT - il: 16-05-2013 14:00 Aggiornato il: 15-05-2013 16:03

La notizia arrivata martedì circa il nuovo record fatto segnare dal debito pubblico italiano, e motivato soprattutto dagli impegni che l’Italia ha preso per sostenere i programmi di aiuto dell’Europa, non è sicuramente positiva e mette subito pressione a Fabrizio Saccomanni, neo ministro dell’Economia del governo Letta.

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Economia

Arrivato da pochi giorni, l’ex direttore di Bankitalia si trova a combattere con un record negativo che è il simbolo della crisi italiana. Il debito pubblico, a marzo 2013, ha raggiunto un nuovo massimo storico attestandosi a quota 2.034,725 miliardi, una cifra da capogiro secondo quanto risulta dai dati diramati oggi dalla Banca d’Italia. Rispetto a febbraio l’aumento è stato di 17,1 miliardi di euro.

Le preoccupazioni sul debito pubblico italiano aumentano quindi e ad oggi il Governo non ha ancora capito come mettere un freno ad un’ascesa che diventa, di mese in mese, sempre più minacciosa. Ma è proprio necessario mettere questo freno? Come stanno gli altri Paesi nel Mondo? Parlando di debito pubblico non si può non analizzare la situazione del Giappone.

Perchè? Sicuramente l’Abenonics, ossia la politica monetaria definita da Shinzo Abe, nuovo premier nipponico, è basata proprio sull’aumento del debito pubblico a dismisura. La cosa, però, sembra preoccupare ben poco i vertici giapponesi e gli istituti finanziari mondiali che, al contrario, sembrano entusiasti del piano di espansione monetario messo a punto da Abe e da Kuroda, neo governatore della Bank of Japan.

Veniamo ai numeri: piano di espansione monetaria da 1.400 miliardi euro, target d’inflazione al 2% in 2 anni, svalutazione dello yen, 90 miliardi in più di spesa pubblica, maggiore circolazione di denaro e riforme strutturali. Sono questi i sei fondamentali pilastri dell’Abenomics. Il tutto con un debito pubblico che ha raggiunto l’incredibile soglia del 250% del Pil e con un deficit che è arrivato alla quota record dell’11,5%.

Numeri che farebbero impallidire gli ideatori del trattato di Maastricht, creando loro non pochi squilibri psico-fisici. Gli scettici, in questo senso, prevedono che l’Abenomisc nel lungo termine provocherà solamente danni visto che manderà completamente fuori controllo l’inflazione rischiando di portare il Paese a dover aumentare notevolmente i propri tassi di interesse e, quindi, incrementare notevolmente le proprie spese.

Il Giappone però non è d’accordo e continua con la propria politica, snobbando totalmente la crescita del debito. Perchè all’est si può fare e da noi no? I motivi di questa disparità di operatività sono essenzialmente due: la Bank of Japan stampa quanta moneta vuole visto che il Giappone ha la sovranità monetaria, mentre l’Italia deve sottostare alle decisioni della Bce.

Il secondo motivo riguarda la proprietà del debito, ossia chi detiene questi titoli emessi dallo Stato. In Italia questi sono detenuti per oltre il 50% da cittadini/istituzioni non residenti. In Giappone, invece, oltre il 90% del debito è gestito da soggetti/istituzioni interne al Paese. Questo ha ripercussioni sulla sicurezza e sulla solidità dello stesso.

Queste due garanzie permettono al Giappone di prendere le proprie decisioni in autonomia, ma anche di intervenire molto più tempestivamente nel caso la situazione precipitasse.

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