Grecia: il peggio è alle spalle?

Pubblicato da: MatteoT - il: 24-05-2013 15:32

Partiamo dalla morale: gli sforzi volti a riequilibrare la Grecia continuano a “pagare i dividendi”; i dati sono chiari e mostrano un disavanzo delle partite correnti che attualmente è ridotto 1,29 miliardi di euro a marzo rispetto ai 2,24 miliardi di un anno fa, marzo 2012.

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Europa

Bisogna ricordare che l’economia greca ha perso praticamente il 20% della sua produzione da quando, nel 2009, la depressione economica è iniziata. Mentre la Grecia ha ancora molto da fare, soprattutto sul fronte sociale e lavorativo, prima di tornare alla crescita, ma comunque possiamo notare la presenza di segnali che ci indicano come il peggio sia passato.

Il report odierno sulle partite correnti supporta questa tesi. Come si diceva prima, il disavanzo si è ridotto a 1.29 miliardi di euro a marzo dai 2.24 di un anno fa e i 2.54 di due anni fa. Il miglioramento è prevalentemente dovuto ai beni, che hanno registrato un -1.39 miliardi di euro rispetto ai -1.75 di un anno fa. I servizi hanno aggiunto 420 milioni di euro, in aumento dai 19 milioni di un anno fa.

Questo, però, non deve trarre in inganno: la strada verso la ripresa è e sarà ancora lunga. Le esportazioni, infatti, non sono riuscite a salire rispetto ad un anno fa, registrando 1,70 miliardi di euro a marzo 2013 rispetto all’1,72 miliardi di euro a marzo 2012. Sono inoltre necessari ulteriori miglioramenti nella competitività, il che significa tagli salariali e/o guadagni di produttività.

Le importazioni sono il motivo a sostegno della riduzione del deficit, in quanto sono scese a 3.09 miliardi di euro a marzo dai 3.47 miliardi dello scorso anno e ai 3.72 del 2011, dopo che la perdita del potere d’acquisto dei Greci ha danneggiato il consumo – sia quello nazionale che quello estero.

La Grecia, quindi, non può ancora dirsi al di fuori della depressione, nonostante siano chiari e lampanti i segnali che indicano che la sua economia sta compiendo dei passi avanti notevoli. Questa tendenza dovrebbe continuare nei prossimi trimestri, ma l’economia è ancora lontana dalle riforme strutturali che sarebbero necessarie, in particolare nel settore pubblico.

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