Giappone ed Usa: quando l’uscita dal QE?

Pubblicato da: MatteoT - il: 28-05-2013 18:14 Aggiornato il: 04-08-2015 15:21

Quando la Federal Reserve e la Bank of Japan annunceranno che, rispettivamente, America e Giappone diranno addio alla strategia monetaria del Quantitative Easing? Difficile dirlo ora, come sostiene Charles Dallara, un ex amministratore delegato dell’Institute of International Finance.

austerità

“Ci aspettiamo troppo dalla Federal Reserve, e dalla Bank of Japan, e io sono sempre più preoccupato che non troveremo una facile via d’uscita dal QE negli Stati Uniti o in Giappone”, ha detto alla CNBC Dallara, che ha giocato un ruolo centrale nella crisi del debito europeo, durante la quale ha rappresentato gli obbligazionisti del settore privato per le trattative di ristrutturazione del debito greco.

I mercati azionari e quelli obbligazionari “made in Usa” sono stata decisamente impantanati dalla volatilità che ha caratterizzato la scorsa settimana, soprattutto da giovedì quando si è diffuso il timore che la Fed potesse, a breve, dire addio al Quantitative Easing, ossia quel programma di acquisto di obbligazioni.

Dallara ha poi aggiunto: “Sono stato certamente un forte sostenitore di questo quantitative easing nel 2009, nel 2010 e nel 2011. Ma forse abbiamo continuato troppo a lungo? Stiamo creando le basi per una forte correzione non solo nei mercati obbligazionari, ma anche in quelli azionari?”.

Sul Giappone, Dallara ha detto che teme che la banca centrale del paese stia “tirando i dadi” con la sua azione monetaria. Nel mese di aprile, la Bank of Japan ha annunciato l’intenzione di raddoppiare l’offerta di moneta nel giro di due anni per raggiungere un obiettivo di inflazione del 2%.

L’inflazione deve ancora presentarsi nella terza economia più grande del mondo, con i prezzi al consumo in calo per il quinto mese consecutivo a marzo.

Dallara, poi, è intervenuto anche sul fronte europeo dicendo la sua sugli sforzi messi in atto dalla Banca centrale europea per sostenere la crescita nel blocco dell’Eurozona e sostenendo che l’istituzione di Francoforte, guidata da Mario Draghi, non ha agito con energie sufficienti per sostenere la ripresa.

L’economia europea resta in profonda difficoltà, in realtà penso che sia in una difficoltà strutturale più profonda di quanto si pensi. Sono stato a Pechino di recente e sono rimasto un po’ sorpreso dalla visione piuttosto ottimistica da parte di molti funzionari e dirigenti del settore privato nei confronti delle prospettive per l’Europa”, ha concluso.

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