Fmi: “Commessi molti errori con la Grecia”

Pubblicato da: MatteoT - il: 09-06-2013 12:00 Aggiornato il: 06-06-2013 16:55

Scusate, ma abbiamo sbagliato. Sembrano essere queste le parole pronunciate dal Fondo Monetario Internazionale sulla situazione che si è venuta a creare in Grecia. L’istituto guidato dalla francese Lagarde, per la prima volta, ha annunciato che il piano della Troika per salvare Atene è stato sbagliato sin dall’inizio.

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I giudizi messi nero su bianco nel memorandum riservato sono impietosi: la ricetta di austerity lacrime e sangue imposta assieme a Bce e Ue al governo ellenico sottostimava largamente i suoi effetti recessivi. Non solo. Gli stessi vertici dell’Fmi sapevano fin dall’inizio che i disastrosi parametri economici di Atene non consentivano un intervento del fondo in suo soccorso.

Ma hanno chiuso un occhio, continuando a sostenere in pubblico (Christine Lagarde compresa) che il debito del paese era sostenibile. L’intera operazione, è scritto nel documento, “è stata fatta per prendere tempo e consentire all’area euro di costruire le difese necessarie per salvare gli altri paesi che rischiavano di essere travolti dall’effetto contagio della crisi dei debiti sovrani”. Le conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti: l’area euro, in effetti, non è (ancora) implosa.

Ma la Grecia ha perso il 25% del Pil in quattro anni (quasi il triplo di quanto stimato dalla Troika) ha una disoccupazione arrivata al 27% e l’effetto contagio dell’austerity ha messo in ginocchio con pesanti effetti recessivi tutti gli altri Piigs. E sulla dinamica del debito nazionale l’Fmi riconosce di aver sbagliato “di molto”. Osservazioni cui un portavoce della Ue ha risposto sottolineando che “Bruxelles dissente su molti aspetti”.

Quindi si poteva fare meglio. Il Fmi ammette, nel documento, che sarebbe stato sufficiente tagliare il debito di Atene per far in modo che il salvataggio del Paese fosse più rapido e più indolore. La scelta, però, venne considerata come politicamente difficile, a causa del veto tedesco. E così la Grecia ha continuato a pagare per due anni il 100% dei suoi interessi a banche e fondi speculative.

A pagare sono così i contribuenti. Nel documento ce n’è pure per il governo greco, colpevole di aver ritardato di molto il via libera alle riforme strutturali e di aver elaborato provvedimenti “che hanno aumentato la sperequazione sociale del paese”.

La ratio di questa analisi severissima è chiaro: da una parte provare a trarre una lezione da questi errori per non ripeterli in futuro. Il salvataggio della Grecia è costato finora 230 miliardi di prestiti (di cui 48 usciti dalle casse del Fondo, di gran lunga la maggior operazione di questo tipo mai approvata da Washington) e le critiche sembrano concentrarsi su due aree: la collaborazione con la Ue e la valutazione delle ricette uscite dagli uffici studi degli economisti, compresi gli errori nei multipli per valutare gli effetti dell’austerity.

A spingere al mea culpa è però anche una considerazione politica più sottile. Il peso dei paesi emergenti nel fondo sta continuando a crescere. E anche se la loro rappresentanza nel board non è ancora altissima, il peso specifico del loro ruolo ha obbligato Lagarde ad ammettere che l’esposizione sull’Europa (e soprattutto l’arrendevolezza alle tesi di Bruxelles e della Germania) sono state eccessive. Il monito è sottinteso: se la crisi dei debiti sovrani dovesse tornare a peggiorare, la Ue dovrà a quel punto arrangiarsi da sola.

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MatteoT

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