Germania mai fuori dell’Euro: che alternative restano?

Pubblicato da: MatteoT - il: 19-06-2013 15:36

Sono diversi mesi che, periodicamente, emerge la notizia che uno Stato europeo possa, in qualche modo, lasciare l’Eurozona. Alcuni autorevoli commentatori hanno sostenuto, spesso, che l’unico modo per far si che la zona euro si possa salvare è l’uscita della Germania. Non, quindi, Cipro, Grecia, Spagna o Italia. Ma la domanda viene naturale: la Germania potrà uscire dall’euro? La risposta, ovviamente, è no. Il motivo? La sua esposizione irreversibile sull’Europa.

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5 euro nuovi

In un interessante articolo de Ilsole 24 ore Filippo Lanza, gestore di HI Numen Credit Fund, calcola che in totale l’esposizione della Germania sui paesi periferici è pari a circa 750 miliardi di euro, raggiunti tramite:

– I vari piani di salvataggio effettuati dalla Germania negli ultimi due anni e che coinvolgono Spagna, Cipro, Grecia, Portogallo e Irlanda;
– Lo squilibrio del sistema Target2 (sistema di pagamenti interbancario per l’elaborazione in tempo reale dei bonifici transfrontalieri in tutta l’Unione europea):
– Infine, la quota che detiene la Bundesbank per il piano di riacquisti di titoli europei della Bce e del meccanismo Ela (Emergency Liquidity Assistance), ossia una misura che permette alle singole banche centrali nazionali di erogare in circostanze eccezionali una fornitura di liquidità ad un istituto bancario temporaneamente non in grado di accedere ad altri canali per il proprio rifinanziamento.

A tal proposito spiega Lanza “del resto, al di là delle schermaglie, Berlino ha sempre votato, con larghe maggioranze, in favore delle soluzioni proposte alle diverse problematiche emerse in Europa e i due membri più critici, Juergen Stark e Axel Weber, sono stati di fatto allontanati dalla Bce per essere rimpiazzati con figure più “allineate” come Joerg Asmussen e Jens Weidmann“.

Un ultimo appunto riguarda la possibile convergenza tra Italia e Germania. Come si può raggiungere questo obiettivo? Prevederlo non è facile. Lanza, a tal riguardo, propone due diverse alternative. La prima “convergenza buona” prevede che sia Roma a doversi avvicinare sempre di più a Berlino.

La seconda, detta “convergenza critica” prevede il contrario, ossia che debba essere la Germania ad avvicinarsi e ad assomigliare all’Italia. Su questo punto, però, conclude: “La sensazione è che con l’impianto costruito non senza fatica dalla Bce di Mario Draghi, che offre aiuto ai Paesi in difficoltà con il debito in cambio di riforme strutturali, si stia andando nella direzione giusta”.

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