Draghi: “Si è rischiato il collasso totale del credito”

Pubblicato da: MatteoT - il: 26-06-2013 7:00 Aggiornato il: 25-06-2013 21:39

Mario Draghi rinvendica l’efficienza delle operazioni lanciate dalla “sua” Bce. E’ questo che emerge dalle parole che il governatore di Francoforte ha pronunciato durante un convegno a Berlino. Non mancano delle frecciatine a Ben Bernanke che vuole, ora, ridurre la portata del Quantitative Easing.

Europa

Il risanamento dei conti pubblici “può esser fatto in modo molto più favorevole alla crescita, tagliando le spese improduttive, stabilendo piani di medio termine credibili e dettagliati e abbassando il fardello fiscale nelle voci dove sta danneggiando soprattutto l’attività economica e la creazione di posti di lavoro”, ha detto, sottolineando come nel 2012 “abbiamo rischiato il collasso totale del credito”.

Il grave rischio è stato sventato, ha precisato, grazie al piano antispread Omt. Contro i falchi tedeschi – in prima linea Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, contrario da sempre al programma di acquisto illimitato di bond dei paesi periferici (Italia inclusa) – Draghi ha voluto ribadire la legittimità delle sue iniziative.

“I rischi sulla sostenibilità dei bilanci e la crescente sfiducia dei mercati verso alcuni paesi dell’area euro avevano iniziato a travasare nei loro sistemi bancari. Gli stretti legami tra banche e titoli di Stato minacciavano la stabilità dell’intero settore bancario in alcuni paesi”, ha spiegato.

Il piano antispread della Banca centrale europea (Omt) “è necessario ora più che mai”, ha avvertito, mentre “vediamo potenziali cambiamenti della linea di politica monetaria in altre giusrisdizioni, con l’incertezza che a questo si associa nell’economia globale integrata”. Una critica più o meno velata alla decisione di Ben Bernanke di ridurre la portata delle operazioni di quantitative easing fino a questo momento attive.

Venendo al capitolo crescita, Mario Draghi ha tenuto a precisare che le politiche economiche che si fondano sull’indebitamento “non sono la strada verso la crescita”. Negli ultimi 15 anni il livello di indebitamento degli Stati dell’area euro è cresciuto di 20 punti in termini di Pil, e di 50 punti negli ultimi 30 anni. E nel frattempo la crescita si è abbassata dal 3,8 per cento medio annuo del 1970 al 2,1 per cento negli anni ’90 a zero circa ora. La spesa in indebitamento – ha concluso Draghi – non ha evitato la stagnazione della crescita economica”.

A dispetto dei timori sulle condizioni di salute dell’economia dell’Eurozona, il banchiere centrale ha parlato di miglioramento della situazione economica dell’area euro “La frammentazione si è ridotta, e si sono verificati tentativi di stabilizzazione”. Draghi continua a credere in una ripresa dei fondamentali, il cui inizio dovrebbe presentarsi “più avanti nell’anno”.

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