Finlandia fuori dall’Euro: tutte le novità

Pubblicato da: MatteoT - il: 07-07-2013 7:30 Aggiornato il: 06-07-2013 11:01

Europa

Prima è stata la volta di Irlanda e Grecia, poi di Portogallo, Spagna ed Italia. Ma se a lasciare l’euro fossero non i Paesi deboli quanto quelli forti? La domanda è spontanea, ma racchiude un fondo di verità visto che le ultime notizie parlano di una Finlandia pronta a lasciare l’unione monetaria europea. E il secondo passo spetterebbe alla Germania.

E’ questa l’opinione di Thomas Mayer, chief economist di Deutsche Bank; il motivo di questo capovolgimento dell’idea di fondo? Molto semplice: una solidità finanziaria minacciata dall’instabilità economica dei Paesi mediterranei.

L’obiettivo dei Paesi europei “forti”, quindi, è quello di poter contare su una moneta unica più solida senza dover ricorrere ai prestiti salva-Stati. La Finlandia, inoltre, è l’esempio perfetto di questa situazione e potrebbe farsi portavoce dell’uscita dei Paesi settentrionali dall’euro. Meglio tornare alla divisa nazionale se il futuro dell’euro è appeso e dipende in toto dai Paesi di “Serie B” stanno pensando ad Helsinki.

La Finlandia, infatti, non partecipa più ai piani di aiuto, poiché chiede maggiori garanzie e sicurezza in cambio. L’incertezza che domina questo aspetto l’ha indotta a riflettere sulla sua posizione. Un’alternativa? Tornare al principio, ovvero all’originario Trattato di Maastricht, mollando le patate bollenti e perseguendo una nuova direzione, stavolta mirata alla crescita.

E’ questa una soluzione a cui sta pensando anche una parte della Germania, e che potrebbe essere cruciale nelle elezioni dell’autunno del 2013. Via i Paesi deboli, dentro i Paesi forti. O al massimo contare sulla propria valuta. Sempre meglio che venire trascinati nel burrone.

La Finlandia non è immune alla crisi: pur essendo uno dei Paesi più virtuosi dell’area euro, le prospettive sull’economia finlandese si sono presentate negative per la prima volta. In base alle ultime stime, nel 2013 è previsto un calo del PIL dello 0,8%, contraddicendo la previsione iniziale che vedeva una crescita dello 0,4%.

Certamente non stiamo parlando di una situazione drammatica, piuttosto di un segnale emblematico che mette in evidenza un altro effetto del contagio, arrivato anche nei Paesi considerati “immuni”.

Le responsabilità di questa contrazione del PIL deriva principalmente dalla crisi generale e dall’economia finlandese, in cui predominano le cartiere e il tech (Nokia), settori che hanno visto ultimamente una pericolosa contrazione della domanda estera.

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