Il prelievo forzoso è legge: ecco il fallimento ordinato

Pubblicato da: MatteoT - il: 11-07-2013 13:12 Aggiornato il: 23-03-2016 11:14

tasse

L’eccezione che conferma la regola o l’eccezione che diventa la regola? Sembra proprio la seconda delle due. Avevano detto che le modalità di salvataggio di Cipro non si sarebbero ripetute in altri Paesi. Invece non è così: pochi giorni fa è stata creata un’apposita normativa che consente agli stati dell’Eurozona di ripercorrere esattamente la stessa strada in caso di crisi bancaria.

Lo aveva preannunciato il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, per poi smentire di getto a causa del panico diffusosi in tutta Europa. Ma era buona la prima: Cipro è diventato un modello e negli ultimi giorni di giugno 2013 l’accordo è stato ratificato: da adesso in poi, prima che uno Stato intervenga per salvare una banca, il prezzo sarà pagato dai correntisti e dagli investitori.

In molti, infatti, pensano che il concetto di “fallimento ordinato” nasconda la volontà reale di codificare a livello comunitario il ben più famoso prelievo forzoso che anche l’Italia ha sperimentato nell’ormai celeberrimo caso del 1992. L’accordo, siglato dall’Ecofin, ossia dal Consiglio di Economia e di Finanza, si basa proprio sul meccanismo oneroso di salvataggio messo in atto a Cipro.

Dal bail out, il sistema mediante il quale è lo stato, in caso di falle, a farsi carico della copertura, si passa al bail in, il meccanismo che invece coinvolge in prima battuta i privati (e i loro soldi) e poi, eventualmente, i Governi.

In caso di fallimento di un istituto di credito, con questa nuova norma, i primi a pagare saranno gli azionisti, dopodiché sarà la volta degli obbligazionisti meno assicurati e poi dei depositanti con più di 100 mila euro. Quelli che hanno depositato cifre inferiori, invece, saranno garantiti mediante la direttiva europea.

Non pagheranno in alcun modo, invece, e saranno quindi risparmiati dal “prelievo forzoso” i possessori di obbligazioni garantite (le ordinarie sono escluse), pensioni e salari dei dipendenti. Ogni Governo potrà poi decidere se escludere (parzialmente o totalmente) altri soggetti dalla partecipazione al fallimento ordinato.

Lo Stato, come previsto dall’accordo, dovrà intervenire salvando la banca con denaro pubblico solo e soltanto dopo che azionisti ed obbligazionisti avranno pagato almeno l’8% delle passività totali dell’istituto in questione.

Ogni Stato dovrà poi costruire un fondo nazionale che in 10 anni dovrà raggiungere un livello pari ad almeno lo 0,8% dei depositi garantiti non dalle singole banche , ma da tutte le istituzioni creditizie della Nazione, utilizzandolo per il 5% degli attivi.

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