Italia: quale futuro senza le riforme?

Pubblicato da: MatteoT - il: 13-07-2013 8:00 Aggiornato il: 11-07-2013 15:36

Deflazione

Il nostro Paese sta vivendo un periodo veramente delicato. E’ di soli pochi giorni fa la notizia del declassamento del rating italiano che, per Standard & Poor’s, si avvicina allo stadio “junk”, ossia spazzatura. L’Italia, la terza economia della zona euro, rischia di essere la prossima grande vittima della crisi a meno che il governo non riesca nel suo intento di dare una spinta concreta al nostro Paese.

Il futuro dell’Italia, senza riforme, sarà molto simile a quello che sta sperimentando in questi anni la Grecia. Il rating, infatti, lo descrive molto bene: siamo passati dal BBB+ al BBB con outlook negativo e solamente due gradini sopra il livello “junk”. Il motivo? Molto semplice: le prospettive economiche del paese continuano ad essere deboli e, come se non bastasse, ad oggi è impossibile escludere futuri downgrade.

“Si tratta di un vero e proprio campanello d’allarme per l’Italia che probabilmente farà aumentare la pressione sul governo. Non è una questione di austerity, ma di riforme strutturali che mancano in Italia. Più si va avanti, più i rischi aumentano”, sono queste le parole utilizzate da Derek Halpenny, ricercatore ber la Bank of Tokyo-Mitsubishi

Nonostante il downgrade sia di per sé un elemento “preoccupante”, spiegano gli analisti, difficilmente si giungerà alla pressione dei mercati obbligazionari, visto lo scudo anti-spread rappresentato dal programma OMT della Banca Centrale Europea. I downgrade delle agenzie di rating hanno perso il loro potere di “shockare” i mercati e, perché l’Italia vada avanti, c’è bisogno che il governo sia messo sotto pressione.

Secondo Michael Hewson della CMC Markets, l’Italia è stata lenta nel piano di riforme perché sicura che i funzionari dell’Eurozona avrebbero fatto “tutto il possibile” per salvare l’Euro. Il downgrade di Standard&Poor’s, ad ogni modo, dovrebbe già suonare come campanello d’allarme. L’Italia, nonostante i mercati finanziari ad oggi non sembrano annunciare un tracollo immediato, deve comunque proseguire sulla strada delle riforme e non su quella, a cui siamo decisamente più abituati, delle chiacchiere.

Standard&Poor’s non è l’unica agenzia di rating ad aver apportato un downgrade all’Italia quest’anno. Fitch e Moody’s hanno segnato l’outlook per l’Italia come negativo, assegnando rispettivamente un rating da “BBB” e “Baa2”. Secondo S&P’s l’economia italiana si contrarrà dell’1.9% nel 2013.

Nicholas Spiro, della Spiro Sovereign Strategy, ritiene che il downgrade non avrà grandi effetti sui mercati o sul sentiment degli investitori. Scrive infatti in una nota: “Gli investitori non hanno bisogno che le agenzie di rating dicano loro in che stato si trova l’economia italiana. Non c’è nulla di nuovo nelle decisioni di S&P, solo un’ulteriore conferma della gravità della situazione recessiva in Italia”.

“Il downgrade – ha commentato il Premier Letta – è una prova del fatto che la situazione sia ancora molto complessa e che l’Italia è sotto osservazione”. Intanto, le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi fanno vacillare la fragile coalizione al governo dell’Italia.

Sembra che ormai sia soltanto questione di tempo, prima che la situazione politica e finanziaria precipiti del tutto. Saremo presto ad un bivio e l’Italia dovrà decidere se, e in che modo, continuare a far parte dell’unione monetaria.

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