Elezioni politiche in Giappone

Pubblicato da: MatteoT - il: 20-07-2013 10:00 Aggiornato il: 11-07-2014 11:20

Giappone

L’evento clou del weekend, a livello politico ma anche a livello economico-finanziario, saranno sicuramente le elezioni politiche giapponesi che avverranno nella giornata di domenica 21 luglio 2013. Per la prima volta da molti anni, infatti, c’è la concreta possibilità che una coalizione di governo possa controllare entrambi i rami del Parlamento nipponico, esercitando così un’azione più incisiva per un periodo di tre anni, ossia il tempo che manca al prossimo appuntamento elettorale.

Il Giappone, negli ultimi sette anni, ha cambiato la bellezza di sette primi ministri ed un numero anche maggiore di ministri delle Finanze, degli Esteri e della Difesa a causa dei molti rimpasti governativi. Una forte instabilità, determinata in buona parte dalla presenza di maggioranze parlamentari diverse tra la Camera Bassa e la Camera Alta (quest’ultima ha meno poteri della prima, ma può ostacolare la legislazione e mettere in difficoltà il premier in vari modi).

LE MODALITA’
La Camera Alta si compone di 242 membri ed i seggi in palio a questa tornata elettorale sono 121. Il mandato dura sei anni, ma ogni tre metà dell’assemblea viene rinnovata. 146 membri sono eletti in collegi uninominali e 96 con il sistema proporzionale. Quindi in questa tornata 73 seggi saranno assegnati con il sistema uninominale e 48 seggi in modo proporzionale. Mentre la Camera Bassa può essere sciolta in qualsiasi momento per decisione del premier, la Camera Alta non viene mai sciolta in anticipo. Votano i cittadini con più di 20 anni e sono eleggibili quelli con più di 30 anni. Insomma: qualche buono spunto da riproporre anche nel nostro sistema c’è, specialmente la modifica triennale di parte della Camera.

IL CLIMA POLITICO
Che influenza potrebbero avere i risultati delle elezioni sul fronte economico-finanziario internazionale? Il partito liberaldemocratico, Jiminto, è attualmente presieduto dall’attuale premier, Shinzo Abe; nonostante abbia guidato l’intero Paese per tutto il secondo dopoguerra, il partito ha perso il controllo del Paese per tre anni consecutivi. Il principale rivale, il Partito democratico, non si è ripreso dalla bruciante sconfitta di dicembre patita durante l’elezioni alla Camera Bassa. Il governo varato a fine 2012 da Shinzo Abe è partito con un conosenso molto ampio, soprattutto cavalcando l’onda delle aspettative create in seguito all’Abenomics, ossia un insieme di politiche che prevedono allentamento monetario, stimoli fiscali e riforme. Queste politiche sono riuscite a dare una scossa all’economia, anche attraverso un indebolimento del cambio di circa il 25%, e a spingere la Borsa di circa il 65%.

LA CAMPAGNA ELETTORALE
Come spiega Il Sole 24 Ore in un articolo odierno, il tema prevalente della campagna elettorale è stata l’economia: le urne daranno in sostanza un responso sull’Abenomics. I partiti di opposizione l’hanno criticata con l’argomento che favorirebbe i ricchi e il settore imprenditoriale mentre non porterebbe reali benefici alla generalità dei cittadini. Nonostante i nuovi problemi emersi alla centrale di Fukushima Daiichi, la questione del nucleare non è riuscita a imporsi come dominante. Il Jiminto è l’unico partito incondizionatamente favorevole alla riattivazione di nuovi impianti nucleari. Una leggera maggioranza di giapponesi, nei sondaggi, è contro. La relativamente bassa affluenza prevista alle urne (forse di poco superiore al 50% degli aventi diritto) spiega la contraddizione tra prevalente opposizione al nucleare nel Paese e attesa grande vittoria del partito “pro-nukes”. Per la prima volta i candidati hanno potuto utilizzare Internet per la loro campagna elettorale, ma molti di loro hanno preferito continuare a cercare consensi in modo tradizionale.

I PRONOSTICI
Tutti i sondaggi danno praticamente per certo la conquista della maggioranza assoluta della Camera Alta da parte della coalizione di governo tra Jiminto e New Komeito, che già detengono oltre due terzi dei seggi alla Camera Bassa. Alla coalizione dovrebbero andare circa 70 dei 121 posti in palio: nell’assemblea il New Komeito manterrà i suoi 19 seggi, mentre il Jiminto dovrebbe vederli aumentare a circa 118 dagli attuali 84. Difficile, però, che Abe possa ottenere più di 2/3 anche della Camera Alta, pertanto l’obiettivo di Shinzo di modificare parte della Costituzione non potrà essere attuato.

ATTESE E TIMORI
E’ sempre Il Sole 24 Ore a spiegare che gli investitori internazionali che hanno scommesso sull’Abenomics attendono il premier al varco post-elettorale delle riforme. Con una solida maggioranza parlamentare alle spalle, si aspettano che Shinzo Abe acceleri il programma di rilancio dell’economia, riducendone le ingessature burocratiche e regolamentari. Molto è stato promesso o avviato, compreso l’inizio dei negoziati di libero scambio (Trans-Pacific Partnership con gli Usa e altri Paesi, ed Economic Partnership con l’Unione Europea) che dovrebbero sfociare in una vera apertura e liberalizzazione dell’economia nipponica. Ma il cambiamento incontra forti resistenze in ogni categoria interessata, dagli agricoltori ai medici: sono tra l’altro gruppi di pressione che tradizionalmente hanno sempre appoggiato il Jiminto. Ci sarà dunque un vero e proprio test sulle capacità di leadership di Abe. Una incognita, però, riguarda secondo alcuni analisti la possibilità che una grande affermazione elettorale possa indurre gli attuali dirigenti giapponesi a dare priorità al perseguimento di una agenda “nazionalista” e marcatamente “di destra” in politica internazionale e interna (settore della Difesa compreso), con potenziali conseguenze negative sul piano economico in vista di probabili reazioni negative soprattutto in Cina e Corea del Sud. Gli investitori sperano che la priorità del governo Abe resti l’economia. Gli antinuclearisti temono un prossimo ampio ritorno dell’energia nucleare, con la rimessa in funzione di vari impianti (oggi ne funzionano solo due). Gli attivisti dei diritti civili temono un giro di vite governativo, con una forte sterzata politica verso destra _ dall’educazione alla Difesa _, anche se non dovesse essere cambiata la Costituzione.

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