Facebook ed Amazon eludono il Fisco italiano

Pubblicato da: MatteoT - il: 23-07-2013 15:25 Aggiornato il: 23-07-2013 14:34

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A fare lo slalom con il fisco italiano non c’è solamente Google. Anche altre filiali dei colossi di Internet basate sul nostro Paese hanno versato all’erario italiano molte meno imposte rispetto al dovuto. Nel 2012, come emerge da alcuni documenti che l’Ansa ha consultato, Amazon ha pagato in tasse circa 950mila euro, mentre Facebook poco meno di 132 mila euro.

Facebook ed Amazon, così facendo, si aggiungono alla schiera guidata da Google che, nel 2012, aveva pagato in Italia solamente 1,8 milioni di euro di tasse. Tutte e tre hanno potuto disporre di una struttura societaria che prevede che la loro filiale italiana non fatturi la pubblicità raccolta o le vendite realizzate nel nostro Paese, ma che registri tali ricavi come servizi prestati ad un’altra società del gruppo che viene collocata in uno stato più morbido sul fronte della fiscalità: Irlanda per Facebook e Google e Lussemburgo per Amazon.

L’effetto è quello di sottrarre quote di imponibile al Fisco italiano spostandole – in modo legale secondo i colossi del web – dove vengono tassate meno. I 18,4 milioni di ricavi di Amazon Italia Logistica e i 7,4 milioni di Amazon Italia Services, le due controllate della lussemburghese Amazon Eu Sarl, viene infatti spiegato nei rispettivi bilanci, sono rappresentati da “prestazioni di servizi resi con riferimento al contratto in essere nei confronti del socio unico”.

Anche per quanto riguarda Facebook la voce “ricavi da ‘vendite e prestazioni'”, pari a 3,1 milioni, “si riferisce ai servizi prestati, in dipendenza dei rapporti contrattuali in essere con Facebook Ltd – Ireland per la promozione di servizi nel mercato italiano”.

Sul tema si è via via alzata l’attenzione internazionale, concentrata soprattutto verso le multinazionali del settore tecnologico, a maggior ragione da quando il Congresso Usa ha accusato Apple di aver eluso imposte per oltre 70 miliardi di dollari, registrando la maggior parte dei suoi profitti attraverso la consociata irlandese per sfruttare il Fisco agevolato di Dublino.

Il tema dell’erosione della base imponibile attraverso – legali – scappatoie contabili è stato al centro del G20 moscovita del week-end passato, sul cui tavolo è finita l’agenda biennale dell’Ocse per cercare di porre un rimedio a questa fuga di denari dalle casse degli Stati.

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MatteoT

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