Gli Swap valutari

Pubblicato da: Massimiliano - il: 18-01-2014 15:37

Quando parliamo di Swap, la nostra mente deve fare un piccolo salto indietro nel tempo, e arrivare fino agli anni 80’. Proprio in quel tempo, nacque praticamente dal nulla il mercato Swap, e nel giro di poco tempo ebbe uno sviluppo esponenziale, arrivando a superare la soglia dei 2.000 miliardi di dollari all’anno, alla fine degli anni 80’.

I prodotti Swap maggiormente scambiati sono due, quello sul tasso di interesse, e quello valutario incrociato. In cosa consistono nello specifico? Andiamo subito a vederlo. Per quanto riguarda il primo, ovvero quello sul tasso di interesse, si tratta di un accordo tra le due parti che vanno a scambiarsi una serie di flussi monetari, che sono denominati in una sola valuta, ovvero la stessa, ma calcolati su basi differenti. Lo Swap valutario incrociato, invece, rappresenta un accordo tra le due parti, che vanno a scambiarsi una serie di flussi monetari, che questa volta sono denominati in valute diverse, e sono calcolati su basi diverse o simili.

Gli Swap valutari incrociati

Gli Swap devono la loro nascita dai prestiti paralleli, che prendono anche il nome di finanziamenti paralleli di garanzia, famosissimi negli anni 70’. In quegli anni, i controlli effettuati sui cambi che venivano applicati da ogni paese, andavano a limitare non poco quelle che erano le chance da parte delle aziende di poter ottenere un finanziamento fuori dal territorio nazionale, o per coloro che investono di poter impiegare dei capitali anche all’estero. Alla luce di quello che abbiamo detto, facciamo un esempio per capire meglio. Se ci sono due aziende, una con sede in America e l’altra in Inghilterra, ed entrambe hanno delle succursali all’esterno, in altri paesi. Nel caso le succursali abbiano bisogno di un finanziamento, la strada più semplice e diretta per ogni azienda, sarebbe quella di rilasciare un finanziamento dalla casa madre, alla filiale.

L’esistenza di controlli sui cambi, fa diventare tutto difficile, molto costoso e in alcuni casi anche impossibile da attuare. Dunque, alla luce di tutto questo, per aggirare l’ostacolo fu creato uno stratagemma negli anni settanta, che vedeva la casa madre concedere un prestito alla succursale dell’altra azienda che operava nel proprio paese. E così avveniva che, la casa madre americana, andava a fornire un prestito alla sussidiaria statunitense dell’azienda inglese, e viceversa, quella inglese, offriva un finanziamento a quella americana, che era sul territorio inglese. Così facendo, si evitavano le restrizioni di cui abbiamo parlato in precedenza, visto che non vi era nessun trasferimento di capitale all’estero, ma solo un flusso di soldi che si muoveva nello stesso territorio.

Ovviamente tutto questo poteva avvenire se vi erano le condizioni. Ovvero, due aziende con altrettante succursali all’estero, e che presentavano le stesse esigenze di finanziamento. C’è poi da dire che le banche entrano in gioco come intermediari, visto che effettuando un deposito in banca, è la stessa che si accolla l’eventuale rischio di credito, per un possibile fallimento del debitore, e non chi deposita il denaro. Nel prestito parallelo, invece, le aziende finanziandosi direttamente, devono accollarsi tutti i rischi in caso di fallimento.

Cosa è successo dopo

swap e tassi

Col passare del tempo gli Stati e le banche centrali, capendo quella che era l’esigenza del mercato, definirono nuovamente l’intero sistema dei tassi di cambio fluttuanti, così da poter allentare i controlli sulle valute e con il passare del tempo, eliminarli sulle valute più importanti. Questa novità rappresentò l’apertura verso la possibilità, da parte delle aziende multinazionali, di poter finanziare liberamente qualsiasi succursale presente in altri Stati. Tutto ciò, però, non eliminò ancora il rischio valutario, perché una multinazionale inglese, finanziava la propria filiale in America, prestandogli dei dollari, ricevendo il pagamento degli interessi e il rimborso finale del prestito in dollari.

Per superare anche questo scoglio, agli inizi degli anni 80’, nacque lo Swap valutario incrociato, che andava a sostituire il finanziamento parallelo, con una coppia di Swap valutari incrociati. Dunque, gli Swap valutari incrociati, non solo andavano ad eliminare l’esposizione ai cambi, cosa che avveniva nel momento in cui la casa madre andava a concedere in maniera diretta un prestito ad una delle sue succursali estere; ma annullavano anche il rischio di credito che ci poteva essere in caso di prestito parallelo. Con l’avvio del mercato, rimaneva però il problema che le due aziende in questione, dovevano avere bisogni speculari l’una con l’altra.

Il ruolo delle banche

All’inizio le banche agivano come broker, mettendo in contatto le due controparti, che avevano le stesse esigenze, andando a fornire anche assistenza diretta nella negoziazione. In caso di conclusione positiva dell’affare, la banca andava a ricevere una provvisione per il servizio fornito. Con l’evolversi del mercato, quando la banca non riusciva a trovare una controparte, vestiva lei questi panni, diventando parte dello Swap, questo momentaneamente, fino a quando non si trovava un contraente con le caratteristiche giuste. Capitava spesso anche che le banche facessero incontrare due parti che non avevano proprio le stesse esigenze, cercando poi di mediare, per trovare un punto di incontro. Iniziava così la funzione di intermediario finanziario delle banche, che prendevano sempre più importanza nelle trattative, assumendosi con il passare del tempo, anche il rischio valutario e anche quello di credito.

Il concetto di magazzino Swap

swap

Il ruolo delle banche diventava sempre più importante, come abbiamo detto, tanto che fu coniato un concetto particolare, quello di magazzino Swap. In tal senso, gli istituti di credito, immagazzinavano gli Swap che non coincidevano, attivando la ricerca della controparte, e li tenevano lì, fino a quando non arrivava la parte che corrispondeva. Le banche, quindi, invece di portarsi a casa la provvigione, guadagnavano dal margine tra i tassi quotati da ciascuna delle due parti chiamate in causa, quindi il guadagno era calcolato sulla differenza tra l’acquisto e l’offerta. La liquidità aumentò, tanto da non dover aspettare per forza che le controparti coincidessero, e il volume degli Swap divenne talmente elevato da segnare la metà degli anni 80’. Oltre allo sviluppo degli Swap valutari, presero piede anche quelli sui tassi di interesse.

Gli Swap sui tassi di interesse

Quando parliamo di Swap sui tassi di interesse, ci stiamo riferendo ad un accordo che nasce tra due parti, per poter fare pagamenti di interessi periodici verso l’altra parte. Tutto questo in date già stabilite nel tempo, con interessi che sono calcolati sul capitale potenziale, denominato nella stessa valuta. Ci sono qui, un pagatore a tasso fino da una parte, e dall’altra uno a tasso variabile, che fanno riferimento ad un tasso di mercato specifico per tutta la durata della vita dello Swap. Si tratta, quindi, solo ed esclusivamente di uno scambio di interessi e non di capitali.

I contratti e la documentazione usata

Per quel che riguarda i contatti usati, questi si rifanno alla documentazione standard preparata dall’ISDA, ovvero l’International Swap Dealers Association. Anche se vi erano questi accordi già scritti, diversi elementi dovevano essere concordati dalle parti, nel momento in cui si stipulavano uno Swap. Tra questi, quelli più importanti erano sicuramente:

– Il tasso fisso da applicare, con il quale venivano calcolati gli interessi fissi da pagare

– Le basi e la frequenza dei pagamenti a tasso fisso e di quelli a tasso variabile. Questi generalmente possono essere annuali, semestrali o trimestrali, salvo accordi differenti.

Altri punti importanti

C’è poi da sottolineare una cosa importante che è la data di scambio. Questa data, e quella nella quale le due parti dello Swap trovano l’accordo e siglano gli impegni contrattuali. In questa data, poi, viene calcolato il tasso variabile da applicare, che è detto “Libor”, così come è presente sia nei depositi in euro-valute che per i FRA. La data effettiva, non è altro che il momento esatto in cui gli interessi iniziano a maturare, sia per quel che concerne il tasso fisso, che per quello variabile; e questo avviene sostanzialmente due giorni lavorativi dopo che si è effettuato l’ultimo scambio. La prima data di pagamento, arriva alla fine del primo periodo dello Swap. In questa fase, per evitare di far pagare ad entrambe le parti l’intero interesse all’altro, chi si trova in posizione debitoria netta, va a versare la differenza al creditore.

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