Tassazione Bitcoin e criptovalute 2018

Pubblicato da: TommasoP - il: 22-01-2018 17:17

Anche se considerate come degli ottimi asset di investimento, oggi in molti si spaventano di tradare questi asset, non solo perché molto instabili sui mercati, ma anche perché si devono fare i conti, almeno per gli Italiani, con una tassazione abbastanza alta.

Quello che in questa guida noi oggi ti proponiamo, riguarda proprio l’argomento tassazione Bitcoin e criptovalute.

Infatti esso è un argomento di cui si parla prepotentemente negli ultimi tempi.

Inoltre si nota che fino a qualche mese fa esso riguardava solo e soltanto una fascia ristretta di persone, almeno in Italia, mentre oggi coinvolge un numero cospicuo di persone.

In questa caso, si deve prendere in considerazione anche l’incredibile diffusione di cui si sono rese protagoniste le valute virtuali, tra cui il Bitcoin che ne fa sempre da padrone.

In breve, rimane sempre e solo una questione abbastanza complessa, in quanto esse derivano da un deficit di informazioni che non si sono avute per tempo.

In breve non vi è una legislazione in merito alle new entry del trading con le criptovalute, per le effettive mancanze del legislatore italiano.

Ecco allora che di seguito cercheremo di comprendere meglio quello che sta succedendo.

Il Bitcoin è l’asset del momento?

Bitcoin: trading online e tassazione

Tassazione criptovalute: quali sono le leggi di riferimento?

Su questo tema, non vi sono delle risposte sincere e concrete su cui si può puntare davvero! Anzi, ancora oggi sembra che non vi sia una tassazione in merito.

Da qui ne deriva che il legislatore italiano non ha fornito alcuna indicazione specifica circa la tassazione Bitcoin e delle altre criptovalute, almeno per il 2018.

Anche se per molti potrebbe apparire come una colpa, se non anche come un fatto inspiegabile, l’Italia è uno dei paesi che oggi si contraddistingue per una produzione legislativa elefantiaca, certamente più abbondante che essenziale.

Non lo è stato però su questo tema.

Si deve anche prendere in considerazione che il fenomeno Bitcoin / criptovalute è nuovo.

Da qui ne deriva anche che le valute virtuali esistono da quasi un decennio, ma è indubbio che esse siano salite alla ribalta solo lo scorso anno.

Da qui ne deriva che il Bitcoin ha iniziato a macinare tassi di crescita quasi senza precedenti e che ha colpito il legislatore il quale non ha legiferato in merito.

E’ chiaro che sulla base di quanto fin qui appreso, la questione non può rimanere insoluta a lungo.

Questo vale anche per gli alti livelli, i quali saranno costretti a mettere mano all’ordinamento per riempire le lacune.

Allo stesso modo, vale per il piccolo investitore, il quale non ha sicuramente il piacere di avere incontri ravvicinati con l’Agenzia delle Entrate.

Nota bene che in assenza di un’indicazioni specifica, l’ente potrebbe comportarsi in maniera eterogenea, ponendo in essere situazioni spiacevoli e imprevedibili.

In sostanza l’investitore potrebbe procedere con il pagamento delle tasse, anche se il quadro non è stato ufficialmente definito.

Su questo tema però vi sono delle complicanze.

Infatti in questo caso, si deve considerare alcuni elementi che anche se abbastanza incompleti è utile prendere in considerazione in tema di criptovalute.

Sentenza C-264/2015 CGEU ed il ruolo dell’Italia

L’Unione Europa, sulla base della sentenza C-264/2015 CGEU, ha considerato le criptovalute allo status di “mezzo di pagamento”, e come tale vengono escluse dalla loro qualità di valuta estera.

In seguito a questo, l’Italia, nella figura dell’Agenzia delle Entrate, deve esprimersi in merito e a giudicare da alcuni interventi recenti sui singoli investitori, essa considera il trading con le criptovaluta identico al trading Forex, e come tale lo considera de facto le criptovalute come se fossero valute estere.

Attenzione:

Nel caso in cui si utilizzano gli exchange senza leva finanziaria o allo stesso tempo si creano cripto dal mining con un valore inferiore ai 51.645,69 euro in 7 giorni, allora una tale somma non è soggetta a tassazione.

In sostanza non vi è l’obbligo di dichiarazione.

A tal proposito è molto interessante anche ricordare il comunicato stampa del 02/09/2016 numero 172 dell’Agenzia delle Entrate la quale afferma:

Esenzione Iva per le operazioni di cambio di bitcoin.

Le attività di intermediazione di valuta tradizionale con moneta virtuale svolte dagli operatori del mercato non scontano l’Iva in quanto rientrano tra le operazioni relative a banconote e monete.

Per i clienti persone fisiche, invece, che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si tratta di operazioni a pronti che non generano redditi imponibili perché manca la finalità speculativa.

Sono questi i principali chiarimenti della risoluzione n. 72/E , con cui l’Agenzia delle Entrate, in linea con i recenti orientamenti della Corte di Giustizia dell’UE, illustra il trattamento fiscale da applicare a chi svolge attività di acquisto e cessione a pronti di moneta virtuale in cambio di valuta “tradizionale”

Imposte sulle criptovalute: come pagarle?

A questo punto ci si chiede come potrebbe avvenire il pagamento delle imposte su tali attività e principalmente quali sono gli indirizzi da seguire.

Ecco dunque che se si sceglie di voler pagare le imposte che non devono essere pagate nel caso in cui si fa trading su exchange senza leva, allora si potrebbero seguire alcuni consigli.

A questo proposito, teniamo chiarire che ci si trova nel campo del regime dichiarato.

Su questo punto, si devono fare delle precisazioni in merito ad alcune attività Forex, le quali non richiedono l’intervento diretto del contribuente.

Ad esempio, parliamo di trading realizzato con intermediazione bancaria, che si pone come una sorta di sostituto di imposta.

Questo è quello che infatti potrebbe succedere per i conti correnti e i conti deposito.

Qui le banche ancora non sono entrate nel mercato delle criptovalute e come tali non esistono servizi di trading “crypto” con regime amministrato.

Se invece consideriamo tutto quanto il resto, allora possiamo confermare che il procedimento è identico a quello che si realizza quando si dichiarano i proventi da Forex e da trading binario e come tale deve essere considerato come proventi da attività finanziarie e quindi inserirle ne rigo RT.

Nello specifico si parla delle seguenti righe RT:

  • 21 si inseriscono i corrispettivi positivi
  • 22 si inseriscono i costi e i valori di acquisto
  • 23 si inserisce la semplice differenza algebrica tra i valori di RT 21 e i valori di RT 22
  • 27 si inserisce l’importo delle imposte

In questo ultimo caso si devono considerare che le imposte prendono come punto di riferimento all’imposta sulle plusvalenze finanziarie per altro abbastanza alta e pari a 26% (l’imponibile lo si trova nel rigo RT 27).

La potremmo considerare come una tassa ingiusta e per altro troppo alta.

Per altro si deve anche sottolineare che tutti coloro che hanno guadagnato migliaia di euro acquistando Bitcoin nel 2016 e rivendendoli (sempre in cambio di euro) a fine 2017 certamente non soffrirà per il pagamento di questa imposta oggettivamente alta.

E’ anche chiaro che sulla base di questo elemento, le tasse vanno pagate solo se si realizza una reale plusvalenza. In sostanza si deve realizzare un guadagno dall’acquisto e dalla successiva vendita di criptovalute.

La semplice detenzione di criptovaluta in e-wallet non denota alcun imponibile.

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