Riunione FED; la conferenza di Powell in tempo reale punto per punto: tassi di interesse all’1,75%

Pubblicato da: TommasoP - il: 23-03-2018 7:23

Ancora una volta ci troviamo con il consueto appuntamento in merito ai lavori portati avanti dalla FED. Quello che ne è derivato dalla riunione è della FED è stato, l’ufficializzazione del rialzo dei tassi di interesse Usa all’1,75%.

Noi oggi abbiamo riportato in seguito la conferenza stampa di Powell

Riunione FED, tassi di interesse all’1,75%

Riunione FED, tassi di interesse all’1,75%: la conferenza di Powell in tempo reale punto per punto

La riunione odierna del FOMC, acronimo di Federal Open Market Committe, non ha fatto altro che deliberare quello che sospettavamo: il rialzo dei tassi di interesse di riferimento degli Stati Uniti di 0,25 punti percentuali.

Questo era un dato atteso ormai da diverso tempo dal mercato e per altro in linea con il consensus rilevato da Bloomberg.

Qui il costo del denaro della prima economia del mondo passa dal range 1,25-1,50% all’1,50-1,75 per cento.

In pratica si tratta di una decisione che è stata presa all’unanimità, con 8 voti favorevoli e 0 contrari.

FED: è il sesto rialzo nel giro di 2 anni, costo del denaro sui massimi dal 2008

A seguito della stretta sui tassi di interesse deliberata dal comitato di politica monetaria della Federal Reserve, non si può certo non procedere con la stretta creditizia intrapresa nel dicembre 2015 da Janet Yellen. Da allora fino ad oggi si è assistito a 5 rialzi dei tassi in circa 2 anni e questo altro non ha fatto che portare entro la fine del suo mandato il costo del denaro dal minimo storico dello 0,25% all’1,25-1,50%.

Invece il sesto incremento, ovvero quello è stato da poco annunciato, porta il costo del denaro negli Stati Uniti ai massimi degli ultimi 10 anni. Infatti dal settembre 2008, non si vedeva una tale strategia.

In quell’occasione, si assistette però anche allo scoppio della bolla dei mutui subprime. Prima della crisi il costo del denaro americano era al 2%.

Alla fine del 2008 invece la Federal Reserve allora guidata da Ben Bernanke aveva portato i tassi di interesse americani al minimo storico dello 0,25 per cento.

FED: confermati 3 rialzi nel 2018

Quello che ne è uscito fuori è stata una conferma del rialzo del costo del denaro di 25 punti base che per altro in molti casi era già stato preannunciato e quindi abbastanza scontato per gli investitori. Al contrario, invece, avrebbe rappresentato una sorpresa per i mercati finanziari internazionali.

Il vero tema capace di condizionare il sentiment degli investitori globali è quello legato alle prospettive economiche della prima economia mondiale.

Questo in breve quello che recita il comunicato stampa diffuso a margine della riunione del FOMC:

Le informazioni ricevute da quando il Federal Open Market Committee si è riunito a gennaio indicano che il mercato del lavoro ha continuato a rafforzarsi e che l’attività economica è cresciuta a un ritmo moderato.

Gli incrementi di nuovi posti lavoro sono stati forti negli ultimi mesi e il tasso di disoccupazione è rimasto basso.

I recenti dati economici suggeriscono che i tassi di crescita delle spese delle famiglie e degli investimenti fissi delle imprese sono stati moderati rispetto alle letture del quarto trimestre.

Su base 12 mesi, sia l’inflazione complessiva che l’inflazione per gli articoli diversi da cibo ed energia hanno continuato a scendere al di sotto del 2 percento.

Le misure di compensazione dell’inflazione basate sul mercato sono aumentate negli ultimi mesi ma rimangono basse; le misure basate sull’indagine delle aspettative di inflazione a più lungo termine sono poco cambiate.

Sulla base anche di quelle che sono le considerazioni, in un contesto ampio la Federal Reserve ha preso la decisione di procedere con 3 rialzi nel corso del 2018 quasi all’unanimità; solamente un esponente del FOMC si è detto contrario.

Per altro anche l’inflazione su base annuale secondo le stime della Fed dovrebbe aumentare nei prossimi mesi. Questo vuol dire anche stabilizzarsi attorno all’obiettivo del 2%.

Allo stesso tempo, i rischi legati al breve termine per le prospettive economiche appaiono sostanzialmente equilibrati, anche se il Comitato “sta monitorando da vicino gli sviluppi dell’inflazione”.

Di seguito riportiamo anche i dettagli della prima conferenza stampa del governatore della Federal Reserve Jerome Powell

La conferenza di Powell in tempo reale punto per punto

La prima conferenza stampa di Jerome Powell ha preso il via alle ore 19:30 italiane del giorno 21/03/2018. Nota anche che nella maggior parte dei casi, queste conferenze stampa legate alla FED avvengono in alle 20:30, l’orario di oggi è dovuto allo sfasamento fra ora legale e ora solare.

Così il governatore Jerome Powell afferma:

Il quadro economico degli Stati Uniti si è rafforzato.

Il mercato del lavoro è forte e l’inflazione si muove verso l’obiettivo del 2%. Il rialzo dei tassi compiuto oggi rappresenta un passo in più nella direzione verso la normalizzazione della politica monetaria, una direzione intrapresa già da qualche anno».

Questo è il motivo per il quale la FED ha alzato le stime sulla crescita del Pil statunitense nel 2018 e 2019.

Nel dettaglio, le previsioni sul 2018 sono state alzate dello 0,2 al 2,7%, mentre per il 2019 la crescita è vista al 2,4%, in rialzo dello 0,3 rispetto alle precedenti stime. Invariate le stime sul 2020 e successivi.

Questi elementi sono di difficile lettura.

Da un lato il rialzo dell’outlook su 2018 e 2019 segnala che la FED crede nella crescita statunitense nonostante le recenti letture sulle vendite al dettaglio siano risultate deboli.

Dall’altro lato le previsioni del FOMC per il tasso di crescita sostenibile di lungo periodo dell’economia sono rimaste invariate all’1,8 per cento, suggerendo che i responsabili politici sono ancora scettici sull’effetto positivo dei tagli fiscali per la crescita dell’economia.

Domande e risposta della conferenza FED

  • Interessante osservare che avete alzato le stime di crescita economica. Ma come definito l’obiettivo sull’inflazione simmetrico?

La FED cerca una via di mezzo nella politica dei tassi.

Quello che vogliamo è una politica monetaria simmetrica. Cerchiamo il 2% dell’inflazione, ma per perseguire questo obiettivo non possiamo dimenticare un’altra variabile molto importante, quello dell’occupazione.

  • Le previsioni sulla crescita economica sono state formulate sulla base degli stimoli fiscali promossi dall’attuale amministrazione?

Le proiezioni economiche della FED esprimono una sintesi delle previsioni individuali e l’unica azione del comitato è stata l’aumento dei tassi. Diciamo che vi è una pluralità di visioni.

  • Cosa pensa nel poter comunicare più spesso con il mercato?

Non vorrei che il fatto di aumentare le sessioni stampa possa far pensare che la FED stia accelerando sulle tempistiche di normalizzazione dei tassi.

  • Come reagirebbe la FED ad una eventuale guerra dei dazi fra Usa e Cina?

Una serie di membri del FOMC ha sollevato il tema. Ecco cosa è emerso: eventuali cambiamenti nelle politiche commerciali non dovrebbe avere ricadute sul nostro outlook.

  • Esiste uno scenario che potrebbe portare il FOMC a ripensare l’attuale cammino dei tassi d’interesse?

Abbiamo preso una decisione nella riunione di oggi. Come sempre quando si parla di previsioni, queste si possono aggiustare nel corso del tempo, al ribasso o al rialzo.

  • Come giudica la bassa produttività degli ultimi anni?

La produttività è stata molto debole negli ultimi anni. Negli ultimi mesi si è alzata un pò ma non in modo decisivo. La spinta fiscale ha fornito incentivi per ulteriori investimenti e questo dovrebbe giovare anche alla produttività. Siamo fiduciosi che ci saranno effetti collaterali positivi grazie alla riforma fiscale.

Sulla base dei dati fin qui riportati non possiamo analizzare con precisione quella che sarà la reazione della maggior parte dei mercati.

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