Petrolio sopra 100 dollari al barile nel 2019: l’analisi di Bank of America

Pubblicato da: RobertoR - il: 14-05-2018 19:21 Aggiornato il: 15-05-2018 16:12

Bank of America pubblica una nota nella quale stima forte crescita del prezzo del petrolio entro il prossimo anno: quota 100 dollari nel mirino per il Brent?

Il petrolio sopra quota 100 dollari al barile entro un anno? Bank of America non lo esclude, anzi, pensa sia uno scenario tra quelli possibili.

In una loro nota, infatti, giovedì scorso gli analisti della banca hanno indicato che il crollo della produzione petrolifera in Venezuela e le potenziali interruzioni delle esportazioni in Iran potrebbero spingere il prezzo del greggio Brent a 100 dollari al barile nel 2019.

Gli analisti hanno dichiarato inoltre che il loro prezzo target per il Brent, uno dei principali benchmark globali per il greggio, era già a quota 90 dollari per il secondo trimestre del prossimo anno. Hanno tuttavia avvisato che c’è il rischio che il deterioramento delle condizioni in Iran possa spingere i prezzi a 100 dollari, per un livello mai visto dal 2014 in poi.

In aggiunta a ciò, gli analisti di Bank of America hanno affermato di attendersi che il West Texas Intermediate, l’altro grande benchmark di riferimento per il greggio, scambierà costantemente con un gap di 6 dollari in meno rispetto al prezzo del Brent nel 2019.

Che le previsioni BoA siano o meno troppo nefaste è difficile affermarlo. Tuttavia, già ora la decisione del presidente Donald Trump di abbandonare l’accordo nucleare iraniano ha spinto i prezzi del Brent sopra i 77 dollari al barile. I prezzi hanno guadagnato oltre l’8% nell’ultimo mese e oltre il 15% dall’inizio dell’anno, e potrebbero non aver certo arrestato la propria corsa.

Non è nemmeno un caso che gli investitori siano preoccupati che le nuove sanzioni sull’Iran, un importante produttore di petrolio, potrebbero portare a interruzioni dell’approvvigionamento. Trump ha promesso martedì scorso di imporre “forti” sanzioni alla nazione, membro OPEC e quarta più grande riserva di petrolio greggio al mondo.

Ricordiamo che dopo che le sanzioni furono attenuate come parte dell’accordo nucleare, l’Iran riuscì ad aumentare la propria produzione a circa 3,8 milioni di barili al giorno, ovvero 1 milione di barili al giorno in più rispetto all’inizio del 2016.

Ricordiamo anche che un altro fattore che contribuisce attualmente a ridurre l’offerta è un accordo tra l’OPEC e altri importanti produttori, tra cui la Russia, finalizzato proprio a calmierare i livelli di output. L’accordo scadrà però alla fine del 2018, ma gli analisti della Bank of America hanno affermato che l’OPEC e la Russia probabilmente continueranno a lavorare insieme per evitare che i prezzi diminuiscano.

Allo stesso tempo, gli analisti hanno affermato che l’economia globale sta crescendo a un ritmo salutare, e che ciò sosterrà una maggiore domanda di petrolio.

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