31-12-2018 Fine del Quantitative Easing: cosa succede al cambio EUR/USD?

Pubblicato da: TommasoP - il: 21-06-2018 16:14

Giorno 14 giugno 2018: Mario Draghi, il presidente della BCE, annuncia la fine del Quantitative Easing.

Ma che cosa accade adesso al cambio all’euro-dollaro?

Di seguito il parere degli esperti.

Lo possiamo definire come un annuncio aspettato, da molto tempo. Molti gli analisti che avevano pronosticato quanto accaduto. In molti, infatti, aspettavano questa decisione. A nostro avviso, però la decisione è arrivata con qualche riunione di anticipo.

Molti si aspettavano che la decisione presa il 14 Giugno, arrivasse nelle riunioni successive. Ma al di là della data, quello che a noi interessa, oggi, è comprendere bene quello che sta per succedere.

Partiamo dal fatto che, tutto quello che oggi è successo non ha non potuto non fare scalpore. Da qui si è ripartiti con le analisi e i dibattiti.

La fine del Quantitative Easing lo possiamo considerare come un evento epocale. Lo era stato ad esempio già la sua introduzione. In entrambi in casi, ha generato delle conseguenze, che per molti non potevano non essere considerate come negative. Questo è avvenuto soprattutto nei paesi europei.

In pratica, quello che oggi ci si aspetta, è che questi effetti avranno certamente delle ripercussioni anche sul mercato valutario. In modo particolare, si avranno effetti sul cambio euro-dollaro, le cui dinamiche sono diventate negli ultimi anni molto sensibili ai cambiamenti della politica monetaria intrapresa dai 2 paesi:

  • Federal Reserve;
  • BCE.

Si parte da questo elemento dunque per portare avanti il nostro approfondimento. Da qui si parte per offrire una panoramica completa e concreta di quello che è stato il Quantitative Easing in Europa e di quelle che ne saranno le conseguenze. Si cerca in pratica di prevedere l’impatto che avrà sul cambio euro-dollaro.

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Cos’è il Quantitative Easing

Cos’è il Quantitative Easing

Per far questo però, si deve partire dal principio. Non si può cercare di comprendere gli effetti, se non se ne conoscono le cause.

La nostra analisi parte dal principio. Definiamo Quantitative Easing la misura di politica monetaria. Si tratta di una politica che prevede una leva attraverso cui le banche centrali gestiscono il denaro all’interno del sistema economico. Tale serve anche loro, al fine di perseguire gli obiettivi che si sono prefissati.

Si tratta di obiettivi che variano in base alla struttura e alla ragion d’essere di ciascun istituto. Esse devono però tenere in considerazione il controllo dei prezzi. In maniera del tutto pratica, si tratta di accrescere in maniera moderata con una percentuale che si aggira intorno al 2% annuo, il controllo dei prezzi. L’intento è quello di favorire le attività economiche e di scongiurare, una contrazione del potere di acquisto dei contribuenti.

In generale, il Quantitative Easing è una misura di politica monetaria espansiva.

Viene definita tale, in quanto capace di aumentare la massa monetaria in circolo. Essa viene utilizzata al fine di ampliare il denaro all’interno del sistema economico. La conseguenza è quella di aumentare il ritmo al quale i prezzi aumentano, ovvero l’inflazione.

Per inciso, anche se il Quantitative Easing è stato dipinto come una misura straordinaria ai tempi in cui fu adottato ed introdotto per la prima volta, nel gennaio del 2015, in altre parti viene considerato come una misura “normalissima”, il cui impiego avviene, oltre che se ne sussistono le condizioni, senza stupore.

La percezione della straordinarietà è solo e soltanto tipica dell’Europa. Questo perché il Quantitative Easing non piace tradizionalmente a molti paesi della zona euro, ed anche perché potrebbe in linea teorica entrare in contraddizione con alcuni vincoli operativi che riguardano la BCE.

>>Leggi anche: Fed e Quantitative Easing: gli ultimi sviluppi

Che cosa fa nello specifico la BCE?

Molto semplicemente, la BCE interviene acquistando, di titoli di debito.

Non per forza parliamo di debiti pubblici. Questi, infatti, possono anche essere privati. Ovviamente, la quota di titoli pubblici, ovvero dei titoli di Stato, è tradizionalmente acquistata in percentuale maggiore.

Acquistando di fatto il debito, e soprattutto facendolo a costo zero per il debitore, Succede che la banca centrale, immette moneta nel sistema economico. Vi è maggiore liquidità in circolazione.

L’alternativa?

Potrebbe essere, sia per gli Stati, sia anche per le aziende, di rivolgersi al mercato privato, ovvero al mercato secondario, che logicamente, scontando interessi (che possano essere anche alti) frenano le velleità di finanziamento.

Ora, sulla base di quelle che sono le teorie economiche, in base anche alle esperienze (il Quantitative Easing funziona), quando si aumenta la quantità di denaro in un sistema, aumenta di conseguenza anche l’inflazione.

Questo è uno dei motivi per il quale la banca centrale ricorre al Quantitative Easing. Si ricorre ad esso al fine di aumentare l’inflazione, ma solo nel caso in cui questa è considerata troppo bassa.

Una inflazione bassa, ha falcidiato per parecchi anni l’eurozona. Essa ha impedito di fatto l’uscita dalla crisi.

In questo caso è possibile pensare, ad esempio, alla fine del 2014, quando molti paesi compresi l’Italia, si trovavano in un dannosissimo stato di deflazione; quello che avvenne fu una drastica riduzione dei prezzi, che anche se live, comunque continuavano a scendere.

In quell’occasione, sia il presidente della BCE, sia anche il board della stessa BCE, a fronte di una situazione davvero pessima, nonostante il parere contrario delle economie settentrionali, ha varato una sua versione di Quantitative Easing.

In pratica venne previsto in una prima fase iniziale, l’acquisto di titoli di debito per 60 miliardi al mese. Questo venne poi portato a 80 milioni, fino ad arrivare poi alla loro stessa riduzione. La riduzione la si ebbe solo e soltanto quando l’inflazione sembrava aver imboccato la direzione giusta.

Il 14 giugno di quest’anno, rivelando un aumento dei prezzi finalmente vicino al 2%, lo stesso presidente della BCE, Mario Draghi ha annunciato, la conclusione del QE per il 31 dicembre 2018.

Ma attenzione:

Se il QE fa bene, perché terminarlo?

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Molto semplicemente potremmo rispondere, perché è una strategia che funziona. Il QE si pone come obbiettivo quello di aumentare realmente l’inflazione.

Dunque, se venisse mantenuto una volta raggiunto l’obiettivo dei prezzi, questi prenderebbero una piega non gradita? Sembrerebbe proprio di sì!

Ma allora questo sistema, potrebbe portarci dalla padella (deflazione) alla brace (inflazione troppo alta).

Ci sono poi alcuni trader ed analisti che credono sia troppo prematuro parlare di fine del Quantitative Easing, poiché secondo questi e le loro teorie, gli Stati ad alto debito, come lo è ad esempio l’Italia, non sono ancora pronti a fare riferimento al solo mercato secondario per finanziarsi.

Il pericolo potrebbe essere questo: i tassi di interessi, e con essi anche lo spread, possano salire oltre i livelli di guardia.

Cosa vuol dire questo?

Vorrebbe significare, non solo bilancio dello Stato in sofferenza, ma anche una pressione sui mutui a tasso variabile, i quali potrebbero arrivare a colpire i piccoli e grandi contribuenti.

Inoltre, considerando che gli effetti da un punto di vista dell’economia reale sono noti e ben discussi, non possiamo dire lo stesso sugli effetti del mercato valutario.

Quantitative Easing Vs Forex: quale correlazione?

Non è possibile comprendere cosa ne sarà dell’euro-dollaro se prima non avevamo ben in mente cosa era il Quantitative Easing. Per altro gli effetti sul cambio in questione, li si potrà vedere solo e soltanto quando esso sarà del tutto eliminato.

In questo caso, si deve analizzare l’impatto del QE sulle valute in generale. Ecco perché anche sul cross USD/EUR. Questo lo si deve, in modo particolare, alla disciplina della teoria economica.

In precedenza, avevamo affermato che il Quantitative Easing è una misura espansiva. Allo stesso tempo, possiamo considerarla, non come una semplice misura di politica monetaria, ma come la più espansiva di tutte.

All’interno di questa misura espansiva, si produrrà teoricamente un deprezzamento della valuta rispetto alle altre. Questo avviene facendo riferimento a una banca centrale, come lo è la BCE.

Si tratta di una regola, valida certamente solo in teoria. Essa ha dimostrato una sua solidità, anche di recente con la storia dell’euro.

Il primo anno in cui è stato varato il Quantitative Easing, è coinciso con la fine di quello statunitense. Quell’occasione l’euro si è fortemente svalutato rispetto al dollaro. Lo scostamento che si è avuto è stato superiore al 30%.

Un effetto voluto e cercato? Certamente no, anche se obbligato al fine di far ripartire le esportazioni in Europa, ovvero dare ossigeno alle imprese e di conseguenza stimolare una crescita che fino ad allora era nulla, asfittica o ballerina.

Alla luce di tutto quanto detto fino a questo momento, una fase conclusiva del QU potrebbe portare all’ottenimento dell’effetto opposto.

I tratterebbe a ben vedere di una politica monetaria, muta di segno, se non totalmente almeno parzialmente.

Si tratta di una politica che ha avuto l’effetto amplificato dalla banca centrale definita come controparte, nei confronti della FED. Essa applica politiche monetaria espansive o anche solo meno restrittive. La fine dunque del Q.E. potrebbe portare l’euro al rafforzamento sul dollaro.

Una riflessione a cui possiamo giungere in base alle dinamiche teoriche. A questo si deve aggiungere ancora una riflessione, a nostro avviso molto più accurata che prenda in considerazione il contesto nel quale sono immersi l’euro e il dollaro.

Parliamo di un contesto che è davvero complesso? Certamente non è semplice! Ci sono, come sempre, dei punti imprevedibili che potrebbero essere causati, da aspetti di politica monetaria, o di politica interna, o geopolitica, che non sono di facile interpretazione.

>>Leggi anche: Qual’è la differenza tra investire in borsa e trading Forex?

Quantitative Easing e cambio euro-dollaro: quale previsioni per i prossimi mesi?

Previsioni euro dollaro e quantitative easing

Al fine di analizzare il contesto, in maniera corretta, dobbiamo scompattarlo. Questo lo possiamo dividere in:

  • Monetario;
  • Economico;
  • Politico.

Ciascuno di questi sotto-contesti, incide in un verso o nell’altro sulle dinamiche fine QE-Forex. Il tutto potrebbe portare ad un trend rialzista nei confronti dell’euro/dollaro.

Contesto monetario

Sappiamo con precisione che la Banca Centrale Europea si appresta a stringere i cordoni della borsa con la fine del Quantitative.

Questa lo farà in modo incisivo, a partire dalla seconda metà di quest’anno fino ad arrivare all’anno seguente alla sua definitiva cancellazione.

In questo secondo periodo, ovvero dal 2019 in poi, si dovrebbe prevedere un primo rialzo dei tassi di interesse.

Allo stesso tempo, possiamo però affermare, che la Federal Reserve ha intrapreso il sentiero della stretta monetaria, con tre o quattro rialzi dei tassi all’anno.

Il percorso, intrapreso, ovviamente sarà prudente e allo stesso tempo lento. Esso però sarà pur sempre un percorso di politica monetaria restrittiva.

Contesto economico

Succede sempre che: quando un’economia va bene, la sua valuta si rafforza.

Analizzando l’euro zona, possiamo affermare che l’economia, oggi, fa registrare una fase di crescita. Lo fa tenendo il paso, anche se più lento, di quello degli Stati uniti.

Permangono, invece, alcune debolezze strutturali. Si tratterebbe di vulnus che riguardano specifici paesi, (come lo è l’Italia, con il rischio insostenibilità del suo debito) e che potrebbero repentinamente cambiare le carte in tavola.

Contesto geopolitico e politico

Si tratta di un tema alquanto complicato. Tutti i tasselli messi sul tavolo da gioco sono numerosi e complicati. Si parla oggi di guerra dei dazi, ma anche di avanzata dei populisti, delle destre, ecc.

La guerra dei dazi potrebbe portare a un indebolimento del dollaro? Certo che sì! Questo lo si deve soprattutto alla politica intrapresa da Trump, che si è posto questo obbiettivo.

Tuttavia, uno scoppio della crisi politica, per altro innescata da partiti euroscettici, potrebbe tirare verso il basso l’euro.

Si tratta di pericoli reali, che devono essere ben presi in considerazione e messi sulla bilancia, anche se non è semplice comprendere da quale parte la bilancia penderà.

Previsioni sul cambio euro dollaro

A questo punto, dopo aver analizzato bene quelli che sono i punti più importanti su cui puntare, cerchiamo di capire come si muoverà il mercato valutario.

Da quello che abbiamo analizzato, non è difficile prevedere gli scenari futuri.

Scenario lineare

Considerato come il primo scenario, possibile e immaginabile.

Le economie rispettano le previsioni? Ci sono dei focolai diplomatici e geopolitici che si spengono? Si intravedono politiche interne (dei vari paesi) che si avviano verso la normalizzazione?

Ovviamente si tratta di uno scenario che prende in esame tutti questi fattori. A nostro avviso, nonostante tutto, si tratta dello scenario migliore, quello preferibile, in quanto ad influire sull’euro-dollaro saranno soprattutto le politiche monetarie.

In breve: l’euro si dovrebbe apprezzarsi sul dollaro.

Anche se questo non avviene in maniera marcata, l’importante e che ci sia. La marcatura lieve, dipende soprattutto dalla Federal Reserve la quale sembra non essere intenzionata ad adottare un approccio espansivo.

Si tratterebbe di una spinta rialzista che potrebbe essere smorzata anche da un fatto banale: la politica monetaria è l’unica prevedibile, in quanto preannunciata dai suoi esponenti. Essa potrebbe essere già stata scontata in parte dagli investitori!

Scenario movimentato

Il secondo scenario, potrebbe prendere in esame le riflessioni fin qui fatte sull’aspetto monetario. Potrebbe anche analizzare le dinamiche che possono essere contraddette dall’esplosione di uno dei due grandi fronti, quello politico-geopolitico e quello economico.

Si tratterebbe di decidere sul destino dell’euro-dollaro, da cui per altro dipende anche dall’esito degli scontri.

Un esempio? Trump vince la guerra dei dazi. Se questo si venisse a verificare, l’euro salirebbe e di parecchio.

Se invece esplodessero le contraddizioni dell’eurozona, sia a livello economico, sia anche a livello politico, allora l’euro potrebbe persino svalutarsi in maniera significativa.

Scenario molto movimentato

Infine, il terzo scenario, prevede che tutti i fronti sarebbero attivi. In questo caso, si deve prendere in esame:

  • la guerra dei dazi;
  • lo scontro tra paesi membri e istituzioni europee;
  • le difficoltà economiche dell’eurozona.

Potrebbe anche essere difficile, anche solo immaginare cosa potrebbe accadere all’euro-dollaro in una situazione di questo tipo.

Purtroppo non possiamo dare nulla per scontato.

Oggettivamente si tratterebbe dello scenario peggiore che si potesse venire a verificare per tutti gli investitori. Non solo per i trader forex, in questo caso, ma anche per gli altri trader. Questo evento sconvolgerebbe tutti i mercati.

Potremmo definirlo come uno scenario minato da una forte incertezza a più livelli? Certamente potremo parlare del caos totale! Esso potrebbe anche innescare processi di cambiamento radicale difficilmente intelligibili, anche con pochi mesi di anticipo.

Come investire sul cambio euro dollaro?

Molte volte abbiamo detto che in periodi di incertezza, sarebbe meglio restar fuori dal mercato. Ci sono però dei trader che amano investire in periodi di alta volatilità.

Ovviamente non siamo oggi arrivati a considerare il cambio USD/EUR altamente volatile e non lo sarà almeno per i prossimi mesi.

In questo caso, invece, noi consigliamo di sfruttare tutte le occasioni che il trading online offre. In pratica, si potrebbe investire nel trading forex puntando sul cambio euro dollaro.

Questo vuol dire affidarsi ad una piattaforma di trading online, regolamentata ed autorizzata che ti mette a completa disposizione, una piattaforma forex a cui accedere per investire sui diversi cambi.

>>Leggi anche: Lista Broker Forex Regolamentati Consob / Cysec – 2018

Come investire?

Ovviamente la diversificazione valutaria, in questo caso, potrebbe essere la strategia vincente.

Quando si investe su di un cambio valutario, si devono prendere in esame alcuni fattori. Si tratta ovviamente di fattori che direttamente o indirettamente possono influenzare una delle due valute. Da qui poi si deve partire per analizzare anche i cambi correlati, ovvero quei cambi che possono incidere in maniera effettiva sul cambio euro dollaro.

Infine devi possedere, un’ottima strategie di trading online. Fai attenzione, perchè le strategie di trading online, non sono tutte uguali.

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