Borse asiatiche in recessione, bancari trascinano giù borse europee

Pubblicato da: Luca M. - il: 18-11-2008 6:09

Chiusura di giornata in forte calo per le Borse americane. A New York il Dow Jones ha perso il 2,63% a 8.273,50 punti, mentre l’indice S&P500 ha lasciato sul terreno il 2,58% e il Nasdaq è arretrato del 2,29% a 1.482,05 punti.

Troppo pesanti i timori di frenata economica, dopo che anche il Giappone è entrato in recessione, oltre alla preoccupazione innescata dai tagli più numerosi del preventivato (ben 52 mila dipendenti) annunciati da Citigroup.

Anche le Borse Europee hanno chiuso in ribasso la prima seduta della settimana dopo il tonfo di venerdì a Wall Street. Sui listini hanno prevalso i dubbi sul vertice del G20, che si è concluso solo con impegni di massima, come rilanciare l’economia mondiale e riformare del sistema finanziario, ma senza misure concrete. In negativo ha pesato anche l’andamento delle banche, dopo l’annuncio che il colosso statunitense Citigroup taglierà 52.000 posti di lavoro, oltre ai 22.000 già annunciati, per ridurre i costi di circa il 20%. Sul fronte macro è arrivata la notizia che il Giappone è in recessione, con la prospettiva di una situazione analoga in Francia: la Banca di Francia stima infatti che il Pil del Paese diminuirà dello 0,5% nel quarto trimestre. Il Cac40 di Parigi ha chiuso in calo del 3,32%, il Dax di Francoforte del 3,25%, il Ftse100 di Londra del 2,38%.

In netto calo anche gli indici di Piazza Affari con il Mibtel a -2,96% e S&P/Mib a -3,6%.

In Europa come in America sono stati colpiti dalle vendite i titoli delle banche. Alla Borsa di Milano, mentre gli operatori si interrogano sul decreto che varerà nei prossimi giorni il governo a sostegno degli istituti di credito, sono andate male le Unicredit (-7,3%), ma anche le Intesasanpaolo (-8,19%). Hanno inoltre perso il 4,37% le Mps, dopo i conti trimestrali annunciati venerdì scorso e giudicati deludenti dagli analisti, a dispetto del buon andamento dell’attività bancaria. Se le Banco Popolare hanno perso il 3,87%, le Ubi hanno lasciato sul parterre l’1,28% e le Bpm l’1,4%. Del resto in Europa il bilancio per le banche è stato anche peggiore: a Parigi Dexia ha perso il 17,7% e Bnpparibas l’8%. A Londra, inoltre, le Hbos hanno accusato un ribasso del 13%. Sul Vecchio Continente sono inoltre state vendute a piene mani le azioni del comparto auto. A Milano Fiat ha ceduto il 6,3%, mentre a Francoforte le Volkswagen sono scivolate dell’8%.

In Giappone il Pil di luglio-settembre ha segnato, per il secondo trimestre consecutivo, una contrazione dello 0,4% su base annua. Il Giappone, seconda economia mondiale, è quindi ufficialmente entrato in recessione per la prima volta dal 2001. La Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi in rialzo a +0,71%, dopo una seduta altamente volatile che ha visto l’indice toccare il -3%. In Asia andamento delle Borse negativo, ma a fine seduta i listini riprendono quota, seppur frenati.

Petrolio in calo sul mercato di New York. Il greggio con consegna a dicembre, spinto al ribasso dalla recessione giapponese, è sceso fino a 55,60 dollari al barile (-2,5%).

Avvio di seduta in calo per l’euro nei confronti del dollaro, ma dopo risale sino a 1,27 per assestarsi a 1,2650.

Intanto la banca statunitense Citigroup ha ufficializzato la decisione di eliminare altri 50.000 posti di lavoro, pari al 14% del totale dell’organico del gruppo, e un piano per ridurre i costi del 20%. La società ha annunciato i provvedimenti sul suo sito web, confermando così le indiscrezioni diffuse dall’emittente CNBC. Il numero uno di Citigroup, Vikram Pandit, presenterà oggi ai dipendenti il piano di riduzione del personale e dei costi.

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Luca M.

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