In Borsa record scambi per i Titoli Generali

Pubblicato da: Luca M. - il: 26-10-2007 5:23 Aggiornato il: 12-09-2013 13:06

Le Azioni di Generali corrono in Borsa ai massimi da sei anni sotto la spinta dell’hedge fund Algebris.

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Ieri il titolo Generali ha fatto un balzo del 5,81% a 32,98 euro con scambi molto intesi, pari al 3,9% del capitale, proprio sull’onda delle aspettative di una battaglia azionaria innescata dalla mossa del fondo britannico che chiede mutamenti radicali alla governance di Trieste, contestando in particolar modo ruolo e retribuzione del presidente Antoine Bernheim e il legame troppo stretto con l’azionista di maggioranza Mediobanca.

Il colpo sparato mercoledì da Algebris, forte solo di uno 0,3% di Generali che potrebbe salire all’1%, spinge dunque il titolo, ma solleva anche qualche perplessità.

La banca d’affari Merrill Lynch, che continua a consigliare ai suoi clienti di vendere Generali e considera 29 euro un giusto prezzo, dubita che l’iniziativa di Algebris guadagnerà molto seguito. Primo, secondo noi, perchè l’attuale strategia operativa contiene un sufficiente sforzo. In secondo luogo, dubitiamo che i grandi azionisti di Generali abbiano molta voglia di una riforma radicale. E la casa d’investimenti Chevreux si dice d’accordo con Algebris per quel che riguarda le critiche alla governance di Generali, ma meno d’accordo sulle osservazioni relative alla performance finanziaria della compagnia. Mercoledì il consiglio Generali si riunisce per esaminare i dati trimestrali: in quell’occasione si discuterà con ogni probabilità della lettera, mentre in seguito i vertici della compagnia incontreranno la comunità finanziaria.

Ma al di là delle reazioni di Borsa la mossa del fondo inglese riecheggia adesso nelle stanze della grande finanza. C’è qualcuno dietro l’iniziativa di Davide Serra e soci? Le illazioni si sprecano: si va dalla puntata al rialzo di qualcuno che avrebbe già raggiunto i suoi obiettivi, +8% il titolo Generali in due sedute, all’interesse celato di qualche grande protagonista italiano per l’operazione.

Ma sono solo ipotesi, così come non trova per ora conferme la notizia rilanciata dall’agenzia Radiocor secondo cui il fondo inglese potrebbe raccogliere fino a 6 miliardi di dollari. Proprio su questo punto la Consob potrebbe chiedere informazioni più precise. Quel che è certo è che Algebris ha colpito un bersaglio sensibile e con grande tempismo. Su Trieste si è aperto da mesi uno scontro duro tra Unicredit-Mediobanca e Intesa-Sanpaolo.

La prima filiera determinata a esercitare il suo peso azionario sul Leone, anche perché, sostiene l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, in caso contrario la compagnia rischierebbe di finire ai francesi o alla stessa Intesa-Sanpaolo.

E Intesa-Sanpaolo determinata invece a difendere un’indipendenza che vede messa in pericolo dal rischio di un cortocircuito azionario che porti Unicredit, via Generali, troppo vicino alla sua stanza dei bottoni. Ma al momento non sembra che Algebris possa avere molto seguito anche tra chi non è certo sulle posizioni di Medio Banca. Potrebbe piuttosto esercitare qualche peal tra i nuovi azionisti che sono entrati a Trieste negli ultimi mesi.

Tra gli alleati storici di Bazoli il finanziere Romain Zaleski, 2,2% di Generali, non si scandalizza per l’uscita del fondo, ma non si scalda certo “In linea di massima sono a favore che ognuno si esprima. Se si deve fare qualcosa è bene dirlo”. Giuseppe Guzzetti, presidente di quella Fondazione Cariplo che è grande azionista di Intesa-Sanpaolo ed ha l’1,6% di Trieste, appare distante dall’hedge fund: “Siamo soddisfatti dell’investimento in Generali e della gestione del gruppo assicurativo da parte del management”. E Bazoli stesso? Difficile pensare che possa avvicinarsi a strategie e tecniche degli hedge funds. Lui che ha sempre contrapposto un modello di capitalismo temperato agli eccessi dei mercati finanziari che cercano risultati a breve termine, non dovrebbe essere a suo agio con i giovanotti di Algebris.

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Luca M.

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