L’Italia e l’aumento dell’Iva: la Cina la taglia

Pubblicato da: MatteoT - il: 07-06-2012 16:29

In Italia aumenta ed in Cina si riduce; non stiamo parlando, purtroppo per noi, del Pil ma piuttosto dell’Iva. Nel nostro Paese è salita in autunno e nel mese di ottobre 2012 potrebbe aumentare di un altro punto base mentre a Pechino viene abbassata per continuare la crescita.

I cinesi, mentre in Italia si studiava di quanto aumentare l’imposta sul valore aggiunto, hanno fatto partire un progetto a Shanghai basato sulla riduzione dell’Iva ad un gruppo di aziende pilota. I risultati? Ottimi, tanto che si pensa di estendere questo provvedimento a livello nazionale.

A Shanghai sono state coinvolte, dal mese di marzo 2012, oltre 129.000 aziende di trasporti, costruzioni, ricerca e sviluppo, ICT, prodotti culturali, servizi finanziari e consulenza, si basava su un principio di “tassazione differenziata”. Si passava così dal 17% per l’affitto di immobilizzazioni materiali, all’11% per i trasporti e le costruzioni, per finire al 6% per quelli che erano stati definiti “servizi moderni”.

“Il progetto pilota ha funzionato senza problemi ed evidenti sono i primi effetti connessi alla sua applicazione,” hanno dichiarato le autorità cinesi dopo l’ultima sessione di verifica di questi giorni a Shanghai. “In media, il programma ha ridotto il carico fiscale per le industrie che vi hanno partecipato e contribuito a stimolare uno dei nostri settori più critici: quello dei servizi.”

La nuova Iva sperimentata a Shanghai, a differenza della tassazione tradizionale, presenta il grande vantaggio che tiene conto del fatturato delle aziende a prescindere dai costi operativi sostenuti per le loro attività. Questo nuovo metodo consente quindi alle aziende di rivendicare il “credito d’imposta a monte“, come ad esempio le spese per macchinari, carburante ed altri beni e servizi soggetti ad IVA.

Qual è l’obiettivo di questo provvedimento cinese? Molto semplice, continuare a far crescere la domanda interna, favorire i consumi e contribuire ad un ulteriore rilancio del Paese.

Il dubbio a questo punto appare legittimo: non è che l’Italia stia imboccando la strada sbagliata?

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