La teoria delle aspettative tradizionali

Pubblicato da: Massimiliano - il: 19-10-2013 10:57 Aggiornato il: 17-12-2018 16:49

La teoria delle aspettative tradizionali, si basa essenzialmente sulle nozioni di aspettative, e su un modello della struttura per scadenza dei tassi. In poche parole, in un momento ben preciso, il divario tra i tassi a diverse scadenze, può essere facilmente definito come le aspettative che il mercato ha nei confronti del tasso d’interesse futuro. E questo si verifica, particolarmente, quando parliamo di tasso di interesse ad un anno.

Teoria delle aspettative in versione tradizionale

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tasso-di-interesse-300x207La prima cosa da fare, è quella di andare ad esaminare la teoria delle aspettative, seguendo quella che è la versione tradizionale. Questa, ipotizza un premio per il rischio nullo. Le ipotesi sviluppate che vanno a sostegno di questa teoria sono le seguenti:
– Tutti i soggetti che vengono coinvolti, vanno a prevedere in maniera meticolosa, quale sarà il tasso d’interesse futuro a breve termine.
– Nessun tasso di interesse esistente, ne per il prestatore e ne per il prenditore.
– C’è completa disponibilità per quel che concerne il trasferimento, sia per il prestatore che per il prenditore. Non fa differenza quello che si vuole investire per una durata di dieci anni, o se si vuole acquistare un titolo sempre a dieci ani; o ancora rinegoziare un titolo annuale dieci volte.
Lo stesso vale per chi invece investe per una durata di un anno, un titolo annuale o un titolo decennale da vendere, dopo il primo anno.

Come si scrive questa teoria

Come abbiamo visto la teoria delle aspettative si crea su condizioni molto competitive dove, i partecipanti al mercato delle attività finanziarie hanno, o pensano di avere, la conoscenza totale di quelli che saranno i futuri tassi d’interesse. Andiamo, quindi, a vedere come si può descrivere la teoria tradizionale delle aspettative. Immaginiamo che in un istante t si abbia questo:

r (t , t + 1) = 4%
r (t , t + 2) = 5.981%
Et r (t + 1, t + 2) = 8%

Dunque, poniamo il caso che una persona possa impiegare il suo risparmio per due anni, quindi passa da t a t+2, con un tasso del 5.981%, o ancora decidere di investire il primo anno al tasso del 4%; così da poter poi investire nuovamente il capitale per il secondo anno, ad un tasso molto più alto, che è pari all’8%. Sia che si opti per la prima soluzione, che per la seconda, il rendimento medio per il risparmiatore è sempre del 5.981%. Il discorso cambia, invece, nel caso il tasso di interesse per il prossimo anno fosse del 10%. In questo caso, il risparmiatore sceglierebbe sicuramente di acquistare il titolo ad un anno. In questo caso, la domanda dei titoli a breve salirebbe, e contestualmente diminuirebbe quella dei titoli a lungo. Questa cosa porterebbe un conseguente movimento dei prezzi dei titoli, che tornerebbe in linea tra i loro rendimenti attesi e quelli effettivi.

La differenza tra i tassi di interesse

Alla luce di quello che abbiamo appena detto, possiamo affermare che la differenza tra i tassi d’interesse è legata esclusivamente a quelle che sono le aspettative che il mercato ha rispetto a quelli che sono i tassi a breve termine. Nel caso in cui l’autorità monetaria decida di cambiare la struttura dei tassi, allora si può tranquillamente andare ad influenzare le aspettative sul futuro tasso a breve termine. Tutto questo perchè la teoria non descrive un modo ben preciso attraverso il quale si vanno a formare le aspettative; ma lascia spazio a qualsiasi influsso che possa colpirle; e che possa andare ad alterare il valore dei tassi futuri a breve, e tutto questo andando a creare una nuova struttura dei tassi.

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Massimiliano

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